Rinviati a giudizio tutti gli altri imputati: l'allora direttore generale Giorgio Chessari (difeso in aula dagli avvocati Roberto Teseo e Francesco Codini), Giuseppe Flenghi, amministratore della società subentrato alla gestione Capucci (difeso dall'avvocato Mario Luciano Crea) e Francesco Greco, che rilevò la Viterbese dallo stesso Capucci (difeso in aula dall'avvocato Stefano Alberti).
Al centro dell'inchiesta che abbraccia un periodo che va dal 2002 all'estate del 2004, condotta fin dall'inizio dai pm Laura Centofanti e Stefano D'Arma, l'emissione di fatture false e la bancarotta.
L'intera vicenda iniziò con una sentenza emessa dal Consiglio di Stato che escluse la squadra della Viterbese dal campionato di C1. L'ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, facendo i salti mortali, riuscì a riportarla in serie C2 con una nuova società grazie al «Lodo Petrucci» che fece tirare un sospiro di sollievo ai tifosi. Poco tempo dopo entrò in azione la magistratura, perché, nel frattempo fu dichiarato il fallimento della vecchia società sportiva. A innescare l'istanza di fallimento fu uno dei tanti creditori, la Robur, in quanto erano ormai troppe le bollette rimaste insolute e il debito assai elevato visto che l'acqua serviva per innaffiare il campo sportivo. L'intervento della magistratura fece scattare le indagini a 360 gradi sull'intera vicenda che portò all'arresto dei quattro protagonisti: Fabrizio Capucci, Francesco Greco, Giorgio Chessari e Giuseppe Flenghi che, ieri mattina, a parte il primo che ha patteggiato la pena, sono stati tutti rinviati a giudizio all'udienza del 27 gennaio 2009. L'avvocato Crea, difensore di Flenghi, a seguito della decisione presa dal Gup Mattei ha dichiarato che «il dibattimento proverà l'estraneità ai fatti del mio assistito. Ho fiducia nella giustizia».
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02/10/2008