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Convegno all'Università

Le donne nei Paesi islamici: testimonianze a confronto


Wanda Cherubini
«Diritto di genere, alla sicurezza ambientale, al progresso sociale, condizione della donna e movimenti femminili nei paesi arabi e islamici». È il titolo del convegno che si terrà domani e venerdì, a partire dalle 15, presso l'Auditorium di S.

Maria in Gradi. L'iniziativa, portata avanti dalla facoltà di Lingue dell'ateneo della Tuscia e resa possibile grazie al collegamento scientifico con la fondazione «Smil Train Italia onlus» ed al cofinanziamento del Ministero della Ricerca e dell'Università, è stata presentata dal Rettore Marco Mancini, dalla prof.ssa Charlotte Vallino, coordinatrice del progetto, dalla collaboratrice Francesca Saggini e dal preside di Lingue, Gaetano Platania. Al convegno prenderanno parte rappresentanti delle associazioni femminili dei Paesi coinvolti nel progetto (Afganistan, Pakistan, Iraq, Libano, Palestina, Tunisia, Marocco), come Selay Ghaffar, direttore della «Humanitarian Assistance for the women and children of Afghanistan», professionalità mediche e paramediche, quali il dott. Arif Oryakhail, docenti universitari e studiosi.
«Si tratta di un convegno particolare — ha detto Mancini — perché ha per oggetto una serie di tematiche sociali, morali e del diritto di genere. Interverranno donne coraggiose che testimonieranno drammi spaventosi. L'innovatività dell'argomento ed il fatto che saranno messe a discutere persone che si esporranno mettendo anche a rischio la propria vita per far conoscere la loro condizione è un'occasione unica di riflessione».
«La violenza sulle donne è ovunque — ha spiegato Vallino — ed il contesto ambientale è l'elemento base, insieme a quello della condizione femminile, per mettere in ginocchio un Paese. A Kabul non ci sono alberi, non c'è acqua, manca il gas e l'85 per cento delle donne subisce ogni tipo di violenza, sia fisica che psicologica. Manca il diritto di genere. Abbiamo trovato queste donne con una grande speranza di cambiamento e fiducia verso gli italiani».
«Parliamo di una bella iniziativa — ha aggiunto Platania — e mi auguro che Viterbo risponda all'invito che facciamo di essere presenti. La facoltà vuole attribuire l'importanza del coraggio di queste donne che, pur rischiando, non vogliono tacere». Saggini ha infine ricordato come a questo progetto abbiano lavorato anche una decina di studentesse.

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01/10/2008










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