Parla male A.T. 50 anni, medicato all'ospedale dopo che il pugno sferratogli contro ha fatto saltare sei denti e procurato il taglio del labbro. «Volevo soltanto proteggere mio figlio dalle prepotenze - dice - a stento ne parla a casa per paura di aggravare la situazione, ma l'altra mattina sono venute fuori altre rivelazioni». Il racconto del figlio parla di piccole vessazioni: cambiare di posto sull'autobus oppure costretto a cantare in ginocchio davanti alla gente. Ma anche di richieste più pesanti rivolte, come riferito dal minore, anche ad altri studenti più piccoli. «Siamo venuti a sapere addirittura di temi assegnati da svolgere con questi titoli «perché mi masturbo» «Scrivi i tuoi tic» e altri anche a sfondo sessuale. Qualcuno ha riferito di essere stato malmenato». Lunedì mattina il giovane che parla di episodi di bullismo prende il bus alle 6.30 del mattino rinunciando volutamente alla corsa delle 7. «L'ho accompagnato alla fermata - dice la mamma - e mi ha detto che almeno a quell'ora non incontrava i suoi vessatori». A quel punto è scattata la trappola. L'uomo si è fatto accompagnare all'autobus del ritorno e spacciandosi per uno dei tanti passeggeri ha voluto seguire la scena da vicino. «Quando sono saliti i ragazzi, uno di loro ha guardato minaccioso mio figlio - continua A.T. - Io facevo finta di dormire, poi sono iniziate le parole pesanti e ho detto a un ragazzo di portare rispetto a mio figlio e anche agli altri più piccoli. È partito una scapaccione e uno di loro ha chiesto pure scusa. Poi sono arrivati altri ragazzi e sono volate parole forti. Mi hanno bloccato da dietro mentre un terzo mi ha colpito con un pugno in faccia. Sono stato preso dal panico, ho temuto il peggio in quel momento e ho tirato fuori i miei due coltelli a scatto che tengo per andare a funghi e raccogliere cicoria. L'ho passati a mio figlio che ancora più atterrito di me li ha gettati, sempre facendoli rimanere chiusi, a terra dove li hanno trovati i poliziotti». In seguito a quel pugno, anche l'altro giovane è stato medicato alla mano. «Non volevo usare i coltelli, ho visto il sangue e mi sono impaurito». Il giorno dopo il fatto i sentimenti sono difficili da commentare. «È duro fare il genitore di questi tempi - ha aggiunto la moglie - Siamo amareggiati ma abbiamo ancora oggi il problema di come far affrontare il viaggio in autobus per andare a scuola ai nostri figli».
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24/09/2008