Sul banco degli imputati anche attriti con Regione Lazo e Provincia sulle specie cacciabili nelle giornate di preapertura per non parlare poi delle normative italiane non più al passo con quelle della Comunità europea. E dall'Associazione nazionale Libera caccia di Rieti alzano la voce: «La legge regionale del 1995 è chiarissima - spiega il presidente provinciale della Libera Caccia Aldo Alvisini - le aziende di forma privata (faunistico-venatorie e agro-turistiche venatorie ndr) non possono superare una superficie complessiva pari al 15% del territorio agro-silvo-pastorale provinciale. Questo valore, oltre ad essere stato superato, sembra destinato a crescere visto che ormai le aziende per la gestione privata della caccia spuntano come funghi a discapito di quei cacciatori che non possono usufruirne o che comunque potrebbero farlo pagando quote salatissime». Insomma sempre meno terreno per la caccia cosiddetta «libera» in un territorio che, di fatto, non avrebbe più neanche un ettaro da destinare alle aziende faunistico venatorie. «Si iniziò con l'azienda di Rascino - spiega Alvisini - con 3000 ha per 90 cacciatori locali per chiudere con quella di Salisano raggiungendo così oltre 7.500 ha di esubero». Ma non è tutto: «Queste due giornate di preapertura ci hanno ampiamente deluso - continua il presidente dell'Anlc - non è possibile aprire la caccia solo alle tortore provocandone così un eccidio. Nelle regioni limitrofe ad esempio si poteva cacciare anche la quaglia». A Rieti e in provincia - lo ricordiamo - esistono altre cinque associazioni venatorie: Federcaccia, Enalcaccia, Italcaccia, Anuu e Arcicaccia. Insomma questo è solo l'inizio mentre l'apertura generale della stagione venatoria è dietro l'angolo (21 settembre).
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14/09/2008