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Il punto

Ospedali, difesa d'ufficio di Parroncini


Andrea Acali
È vero che in politica si può dire tutto e il contrario di tutto, ma il capogruppo del Pd alla Regione Parroncini questa volta ha toccato un vertice difficilmente superabile. Martedì, dopo l'audizione del vicepresidente Montino in Commissione sanità, il consigliere del Pd aveva annunciato una riunione del gruppo: «Così come illustrato, il Piano di Rientro desta preoccupazione soprattutto per le ricadute sociali ed occupazionali che ne potranno derivare.

L'annunciata chiusura di un cospicuo numero di strutture ospedaliere in tutta la Regione deve essere ragionata e tarata con attenzione». La notte porta consiglio (o forse qualche reprimenda?) e così ieri Parroncini ha fatto una trasformazione degna del miglior Dottor Jackyll e Mr. Hyde: «È doveroso sottolineare che parlare di chiusura tout court delle strutture ospedaliere è pericolosamente fuorviante: quella tracciata nel piano esposto da Montino è una riorganizzazione della rete ospedaliera regionale che prevede una riconversione dei nosocomi che non rientrano nei parametri stabiliti». Ogni commento è superfluo ma forse è opportuno ricordare che Marrazzo è stato estrememante chiaro nella sua nota: i ricoveri a Montefiascone, Acquapendente e Ronciglione (e non solo) dovranno cessare entro dicembre. Ci si può arrampicare sugli specchi e parlare di riconversione (forse come quelle di Orte e Vetralla?) ma c'è poco da discutere sul fatto che un «centro di continuità assistenziale» non è un ospedale. Il collega di partito Mazzoli, presidente della Provincia, l'ha capito molto bene. E non è il solo.

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11/09/2008










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