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I risultati del progetto «Nomeports». Ciani sorride

Civitavecchia si scopre sempre più porto «ecologico»

Daria Geggi
«Inquinamento acustico: il porto è ok». Questo è il risultato del progetto «Nomeports» che, cofinanziato dalla Comunità Europea, ha visto impegnati l'Autorità Portuale, la Capitaneria di Porto, la Rtc e l'Università della Tuscia e al quale hanno aderito sette porti europei, oltre a cinque porti osservatori.

«Ora le linee guida sviluppate - ha spiegato Stefano Gazzano, dirigente dell'Authority - verranno proposte a 150 porti europei e forse anche negli Stati Uniti, con il porto di Huston, in Texas».
Lo studio ha prodotto risultati positivi per quel che riguarda Civitavecchia. «Il nostro scalo - ha spiegato il presidente Fabio Ciani - non ha un grande impatto a livello di rumore sulla città a differenza dell'inquinamento ambientale derivato dai fumi delle navi».
E proprio su questo problema si è registrato la conclusione dell'accordo con gli armatori per abbattere l'emissione di fumi dalle navi, con Costa che invece si farà da promotore per l'elettrificazione delle banchine. «Si prosegue sulla strada del porto ecologico - ha aggiunto il comandate della Capitaneria Piero Pellizzari - quella appena conclusa è un'iniziativa importante che deve essere inserita in un quadro generale di controllo e attenzione, riguardo anche la salute dei lavoratori a terra e a bordo nave».
Sulla questione dell'inquinamento rumoroso l'unica zona «critica», come hanno spiegato il professor Marcelli e la dottoranda Rufoloni, del laboratorio di oceanologia della Tuscia, è quella a ridosso del cimitero. «Ma il rumore - hanno aggiunto - non proviene solo dalle attività portuali, considerando che la zona è vicina anche all'Aurelia e alla bretella».
Si pensa, ad esempio, all'installazione di pannelli antirumore e già è stato chiesto ad Rfi di evitare di far transitare treni nella zona nord nell'orario di punta del traffico, specie quello pesante.

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11/09/2008










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