La gara di domenica al Guidobaldi potrebbe davvero segnare la sua rinascita cancellando l'amara deelusione di Pechino e quindi occorre centellinare le enrgie per non lasciare nulla la caso. Inutile nascondere che il talento reatino è reduce da una stagione finora tutta da dimenticare dove niente o quasi è andato per il verso giusto. Complice anche, ma non solo, l'infortunio casalingo rimediato alla spalla nel mese di maggio e quello alla coscia di fine giugno sui 200 in Coppa Europa. In pochi però avrebbero pronosticato che il vicecampione mondiale non si sarebbe qualificato per la finale di Pechino. L'allievo di mamma Renée, caparbiamente, venerdì scorso, cambiando completamente la decisione presa in Cina all'indomani della grande debacle, è tornato in pedana a Zurigo dove ha superato la fettuccia degli 8 metri atterrando a 8,06, secondo alle spalle del possente saudita Al-Sabee, che con 8,36. Certo il giudizio espresso qualche giorno fa da Carl Lewis che aveva riconosciuto la validità del binomio mamma-figlio, ma aveva aggiunto che a Andrew occorre un allenatore preparato, non può non dispiacere a chi crede ciecamente in un progetto nato nell'impianto di viale della Gioventù. E proprio per questo l'impressione è che domani in conferenza stampa ci sarà un Howe battagliero, pronto a dimostrare al suo pubblico, quello che non lo ha mai abbandonato, che la tigre è ancora viva, ferita ma in grado ancora di graffiare. «Ho perso una grande occasione - ha detto Andrew - ma cercherò di non trovarmi più in una situazione simile. Ho scelto di gareggiare perchè avevo e ho tanta rabbia per quello che è successo. Ai Giochi mi mancavano le gare nelle gambe. Mi sentivo vuoto. Impotente. Per questo sono tornato in pedana. Per dimostrare quello che valgo. Non potevo chiudere lì la stagione».
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05/09/2008