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Tiziana Mancinelli La Festa di ...

Tiziana Mancinelli
La Festa di Santa Rosa che esalta, incanta e appassiona la notte del 3 settembre, quando l'imponente spirale di luce ondeggiando sulle spalle dei Facchini incede nell'oscurità delle caratteristiche vie cittadine, esercita, nei giorni antecedenti il Trasporto, una sottile, seppur ugualmente densa, trama di emozioni, con molti altri appuntamenti di primo piano.

Tra questi il Corteo storico è sicuramente in cima alla scala della popolarità e della spettacolarità.
Circa 310 figuranti il 2 settembre sfilano con costumi d'epoca per le strade cittadine, impersonando le figure maggiormente rappresentative della gerarchia sociale e di potere che ha caratterizzato i periodi dal 1200 al 1800. Sette secoli scorrono in un pomeriggio sotto gli occhi attenti e curiosi dei sempre più numerosi spettatori, che insieme alla fede contemplano, in questo momento, il loro gusto per ciò che è antico e passato. Il Corteo storico accompagna la solenne Processione che conduce per le vie del centro il Cuore di Santa Rosa, conservato ancora integro nel reliquiario donato al Monastero delle Sorelle Clarisse da papa Pio IX. Quest'anno, in occasione del 750° anniversario della sua traslazione, sarà portato in processione il Corpo della Santa. All'interno del Corteo storico le figure viste con più affetto dai viterbesi, per la tradizione che rappresentano, sono sicuramente i Boccioli di Santa Rosa, piccoli viterbesi che simboleggiano il legame con la Santa, morta giovanissima, e le Rosine, ragazze con un saio grigio violaceo che la raffigurano.
Visibile, nell'abbigliamento delle massime autorità viterbesi e delle loro milizie, è l'evoluzione dei gusti, delle possibilità e delle abitudini, che in sette secoli di storia riescono a mostrarsi dall'inizio alla fine del loro ciclo. Evidenti, nei costumi, sono i segni del progresso economico, praticamente inesistente nel 1200, entra nel vivo della Rivoluzione industriale con il 1800.
Sotto il clamore della folla che esulta, apprezza, prega, si diverte, l'attività delle Clarisse prosegue discreta, attenta, intensa. Alle ore di preghiera si alternano quelle di lavoro, e anche quest'anno le monache del Monastero sono riuscite a far coniare pregevoli omaggi alla memoria storica e religiosa di Viterbo. Nella Casa di Santa Rosa e nel punto aperto al pubblico poco prima del Monastero si possono trovare il piatto conventuale, prodotto nel numero limitato di 500 pezzi su maiolica rosata, dipinti uno per uno dall'artigiano Dobboni dello studio d'arte Mastro Cencio di Civita Castellana che ha usato per gli smalti antiche ricette di sua proprietà.
Il processo di lavorazione seguito, ha riprodotto fedelmente l'invecchiamento dell'oggetto rimasto interrato per 500 anni. I piatti recano sul retro la dicitura calligrafica dedicata al 750° anniversario della traslazione della Santa, con numerazione. La solenne Ricorrenza ha portato un collaboratore di eccezione, solitamente lavora per i Santuari di Lourdes e di Fatima, che ha realizzato per le Clarisse 3000 pezzi per ogni tipo di immaginette di Santa Rosa, lavorate singolarmente con cornice del XIX secolo. Infine, versando un anticipo della somma che andrà in beneficenza al Monastero, si potrà ordinare la realizzazione di una pregevole medaglia al Cav. Marco Guglielmi, secondo lo stile delle vecchie monete papali, raffigurante papa Alessandro IV inginocchiato in preghiera davanti alla Santa.

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25/08/2008










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