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Lazio nord

Il presidente della Camera di commercio: «Siamo in mezzo al guado e i nostri cervelli se ne vanno a lavorare altrove»

L'economia della Tuscia segna il passo

Wanda Cherubini
Un quadro pieno di ombre quello dipinto dall'8° Rapporto sull'economia della Tuscia, redatto dall'Osservatorio economico provinciale in collaborazione con l'Istituto Guglielmo Tagliacarne e presentato ieri, presso il Rettorato dell'Università della Tuscia, dal dirigente dell'ufficio Statistica della Camera di Commercio di Viterbo, Francesco Monzillo, alla presenza del presidente dell'ente camerale, Ferindo Palombella e del Rettore, Marco Mancini.

Partendo dal Pil, dal 2004 al 2007 questo è cresciuto nella provincia di Viterbo, grazie soprattutto al settore delle costruzioni (5,9 per cento) e dell'agricoltura (5,9). Il Pil procapite è invece all'81,9% della media nazionale. Migliore la situazione patrimoniale delle famiglie con un indice per famiglia pari all'88,2 (Italia = 100). Diminuiscono le imprese agricole e le aziende del tessile e dell'abbigliamento, mentre aumentano l'industria alimentare e le imprese di società di capitale.
Una variazione negativa si ha nel commercio con l'estero, (-1,6 per cento dal 2006 al 2007), in controtendenza con la media laziale (+7,6) e nazionale (+8). Si esportano soprattutto prodotti agricoli (8,5 sul totale) e quelli collegati all'industria alimentare (14,2), mentre calano del 18,9 per cento le merci prodotte dalle industrie di trasformazione alimentari, sopratutto i preparati e le conserve di frutta ed ortaggi (-17,5).
Buono, invece, il risultato dell'industria della gomma-plastica, che cresce del 61,4 per cento, così come l'industria del mobilio (30,6). Continua a resistere il comparto della ceramica di Civita Castellana (0,1). Calano le esportazioni verso il vecchio continente (-2,1 per cento) e soprattutto dell'America (-14,5), mentre cresce l'export verso il Medio Oriente (+54,7) e l'Est Europa. Valori negativi, infine, per le dotazioni infrastrutturali, così come per il mercato del lavoro con un tasso di disoccupazione preoccupante (Viterbo 9,6 per cento, Italia 6,1), con le donne ad essere maggiormente penalizzate (13,6 contro il 7,9 nazionale). Dal 2006, infine, le 450 imprese della provincia intervistate hanno registrato una perdita del fatturato del 4,5 per cento. Il territorio, inoltre, fatica ad assorbire i laureati dell'ateneo della Tuscia: solo il 5,3 per cento delle nuove assunzioni del 2007 sono a loro appannaggio. Nonostante ciò tra i neolaureati il 57,4 per cento dichiara di avere un'occupazione (dato superiore a quello medio del consorzio AlmaLaurea del 53,1). Ciò porta a ipotizzare il fatto che molti vadano a lavorare fuori o si accontentino di lavori meno qualificati.
Viva preoccupazione è stata espressa da parte di Palombella: «Non possiamo lavorare da soli. Siamo in mezzo al guado — ha affermato — e questa situazione è molto pericolosa. Il fatto di avere imprese troppo piccole non aiuta di certo il nostro territorio ed i nostri cervelli se ne vanno a lavorare altrove con un tasso di disoccupazione che pone ancora di più la nostra provincia in uno stato di arretratezza.
Bisogna parlare di aggregazione. Dobbiamo spingere di più sul concetto di distretto come sul Parco Scientifico e Tecnologico dell'Alto Lazio, rafforzando il nostro lavorare insieme con l'università. Non a caso a giugno ospiteremo proprio presso l'ateneo il convegno mondiale sulla nocciola».

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13/05/2008










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