Partendo dal Pil, dal 2004 al 2007 questo è
cresciuto nella provincia di Viterbo, grazie soprattutto al
settore delle costruzioni (5,9 per cento) e
dell'agricoltura (5,9). Il Pil procapite è invece all'81,9%
della media nazionale. Migliore la situazione patrimoniale
delle famiglie con un indice per famiglia pari all'88,2
(Italia = 100). Diminuiscono le imprese agricole e le
aziende del tessile e dell'abbigliamento, mentre aumentano
l'industria alimentare e le imprese di società di
capitale.
Una variazione negativa si ha nel commercio
con l'estero, (-1,6 per cento dal 2006 al 2007), in
controtendenza con la media laziale (+7,6) e nazionale
(+8). Si esportano soprattutto prodotti agricoli (8,5 sul
totale) e quelli collegati all'industria alimentare (14,2),
mentre calano del 18,9 per cento le merci prodotte dalle
industrie di trasformazione alimentari, sopratutto i
preparati e le conserve di frutta ed ortaggi (-17,5).
Buono, invece, il risultato dell'industria della
gomma-plastica, che cresce del 61,4 per cento, così come
l'industria del mobilio (30,6). Continua a resistere il
comparto della ceramica di Civita Castellana (0,1). Calano
le esportazioni verso il vecchio continente (-2,1 per
cento) e soprattutto dell'America (-14,5), mentre cresce
l'export verso il Medio Oriente (+54,7) e l'Est Europa.
Valori negativi, infine, per le dotazioni infrastrutturali,
così come per il mercato del lavoro con un tasso di
disoccupazione preoccupante (Viterbo 9,6 per cento, Italia
6,1), con le donne ad essere maggiormente penalizzate (13,6
contro il 7,9 nazionale). Dal 2006, infine, le 450 imprese
della provincia intervistate hanno registrato una perdita
del fatturato del 4,5 per cento. Il territorio, inoltre,
fatica ad assorbire i laureati dell'ateneo della Tuscia:
solo il 5,3 per cento delle nuove assunzioni del 2007 sono
a loro appannaggio. Nonostante ciò tra i neolaureati il
57,4 per cento dichiara di avere un'occupazione (dato
superiore a quello medio del consorzio AlmaLaurea del
53,1). Ciò porta a ipotizzare il fatto che molti vadano a
lavorare fuori o si accontentino di lavori meno
qualificati.
Viva preoccupazione è stata espressa da
parte di Palombella: «Non possiamo lavorare da soli. Siamo
in mezzo al guado — ha affermato — e questa situazione è
molto pericolosa. Il fatto di avere imprese troppo piccole
non aiuta di certo il nostro territorio ed i nostri
cervelli se ne vanno a lavorare altrove con un tasso di
disoccupazione che pone ancora di più la nostra provincia
in uno stato di arretratezza.
Bisogna parlare di
aggregazione. Dobbiamo spingere di più sul concetto di
distretto come sul Parco Scientifico e Tecnologico
dell'Alto Lazio, rafforzando il nostro lavorare insieme con
l'università. Non a caso a giugno ospiteremo proprio presso
l'ateneo il convegno mondiale sulla
nocciola».
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13/05/2008