Il sindaco, un fiume, è
partito comunque dal dato politico nazionale per arrivare
ai particolarismi locali, dando la netta impressione di
voler così dare un segnale in vista del rimpasto che gli
osservatori danno ormai per imminente, e che peraltro lo
stesso Moscherini ha definito contestuale al varo del nuovo
governo.
«Nel paese si apre una stagione politica
nuova, con un governo nazionale che avrà i numeri per fare
le riforme che tutti aspettano e per amministrare bene. Il
successo della nuova maggioranza di Berlusconi sarà legato
a doppio filo alla sua capacità di dare risposte concrete
alla gente che lo ha eletto. Idem per il nuovo presidente
della Provincia di Roma, Zingaretti, cui faccio l'augurio
di fare meglio del suo predecessore Gasbarra, che non ha
fatto nulla, ricordandosi dei civitavecchiesi quando si è
trattato di prendere voti ma non quando c'era da sostenere
il territorio e far arrivare finanziamenti. Dalle
istituzioni sovracomunali mi aspetto comunque che sappiano
riconoscere il ruolo di Civitavecchia, soprattutto in senso
logistico, e anzi ritengo che questo avverrà senz'altro, a
maggior ragione se, come si dice, le province saranno
abolite».
E il Comune cosa sta facendo? «Abbiamo
sessant'anni di degrado da cancellare, questo non si può
fare in otto mesi - avverte il sindaco - ma solo quando i
tempi maturano e con essi maturano le condizioni. Così è
stato per il porto: sto vivendo la stessa guerra
all'innovazione che un certo sistema politico-sindacale
aveva messo in piedi per dire no a ciò che facevamo, però
si sappia che l'amministrazione risponde solo a chi l'ha
eletta, e non ai sistemi di potere che vogliono bloccare il
cambiamento».
E allora il primo cittadino è tornato a
sottolineare che «sul piano operativo la prima situazione
di degrado da affrontare è la situazione finanziaria. Tra
accordo e convenzione Enel abbiamo ottenuto 60 milioni di
euro su cui costruire la rinascita di Civitavecchia».
Rinascita che passerà anche dal rimpasto? Moscherini
dribbla la domanda con agilità. Ma si sofferma sul ruolo
dei suoi assessori per far capire, chiaramente, che non ha
gradito alcune polemiche interne. «Tutti possono commettere
degli errori, il sindaco più degli assessori: basta che poi
ci si corregga. Alcuni di loro sono "usciti di pista",
magari per scarsa condivisione. È però importante
comprendere che loro non sono né sindaci né delegati dei
partiti, bensì delegati del sindaco, con il quale devono
rapportarsi. Se invece credono di non dover rendere conto a
nessuno negli atti che fanno, e che magari danneggiano
l'amministrazione, allora sappiano che questi sono atti di
volontà politica contro di me, con tutto ciò che questi
possono comportare».
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06/05/2008