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Lazio nord

Aumento delle rette e lettere di sfratto per alcuni pazienti: insorge il Comitato dei parenti assistiti nelle Rsa della Tuscia

Bufera sulle residenze sanitarie

Wanda Cherubini
Dopo la protesta di qualche tempo fa in Provincia, alla presenza del governatore regionale Marrazzo, dei familiari degli ospiti delle Residenze Sanitarie Assistite (Rsa), per l'aumento eccessivo delle rette di degenza e dopo che gli stessi si sono visti recapitare le prime lettere di sfratto per i pazienti che non pagano le spettanze secondo la rimodulazione delle tariffe (da 800 euro si è passati anche a doverne pagare il doppio), il Comitato parenti Rsa della Tuscia, che coinvolge circa settecento famiglie, è pronto ad adire le vie legali, tramite l'avvocato Carlo Mezzetti del Foro di Viterbo.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso è stata la notizia appresa con viva sorpresa degli stessi familiari dell'esistenza di una proposta di regolamento di attuazione della delibera n. 98, i cui contenuti hanno destato forte allarme tra i cittadini interessati. «Dalle scarne informazioni riportate sembrerebbe che i Comuni del distretto Vt 4 si accingano, non si comprende in virtù di quale potere - spiega il Comitato - a suddividere la categoria dei soggetti con reddito inferiore ad euro 13.000 in tre ulteriori fasce di contribuzione. Si apprende inoltre - precisa - che le menzionate amministrazioni avrebbero deciso di individuare le modalità di compartecipazione dei parenti di primo grado degli ospiti delle Rsa nella retta, determinando così di loro unilaterale iniziativa, un'ulteriore categoria di debitori». I familiari dei pazienti delle Rsa affermano che «sebbene il contenuto della proposta non sia noto nel dettaglio, emerge sin da ora il suo contrasto con la delibera n.98/2007 ed atti successivi, nonché con altre vigenti normative di carattere nazionale». Sempre secondo il Comitato appare inoltre inaccettabile il tentativo di scaricare sugli utenti e sui loro familiari le difficoltà economiche dei Comuni, che andrebbero invece sottoposte all'attenzione della Regione Lazio. «La delibera n.98/2007 - conclude il Comitato - deve essere modificata, ma ciò deve avvenire su iniziativa dei competenti organi regionali, attraverso la concertazione con i comitati e le associazioni civiche».

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31/01/2008










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