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Lazio nord

Lettera-denuncia di un pensionato iscritto allo Spi-Cgil sulla regolarità del referendum

«Welfare, saranno veri i voti?»

Dopo l'esito del referendum sul Welfare, che ha visto la vittoria del «sì» anche nelle fabbriche reatine, riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera.
«Per dovere d'informazione inizio col dire che nel 1973 fui il primo ed unico ad organizzare la Cgil alla Coats Cucirini di Rieti, con circa 50 iscritti sui primi 80 lavoratori assunti.

Fino al 2002 ho sempre lavorato. Dal 1 gennaio 2005 ed ancora oggi sono iscritto allo Spi-Cgil di Rieti. Intenzionalmente non ho partecipato al voto perché non credo alla regolarità del referendum.
I motivi li spiego pubblicamente, perché posso dimostrare che le forme di democrazia all'interno della Cgil sono solo scritte ma esiste un blocco di potere che pur di mantenere salda la propria poltrona calpesta le regole statutarie e i diritti degli iscritti. In passato, nel mio ultimo congresso Filcea a nulla è valso ricorrere ai collegi di garanzia denunciando brogli durante alcune assemblee congressuali nei posti di lavoro: nessuna risposta. Dopo 5 anni nulla è cambiato, la tessera durante la mobilità non aveva nessun valore, quella da pensionato vale ancora meno. In più di due anni e mezzo, mai sono stato invitato ad una assemblea, nè al Congresso di categoria, ma la trattenuta mi viene fatta regolarmente, mi viene recapitata a casa la tessera. Nonostante nei giorni addietro avessi chiesto di essere coinvolto in alcune iniziative, in occasione di questa consultazione, il sindacato dei pensionati Spi che è di gran lunga più numeroso, quindi capace di condizionare il risultato, indice un'assemblea con giorni di anticipo rispetto ai giorni stabiliti per il voto, invita solo una parte degli aventi diritto, ed anziché a recarsi a votare durante i giorni stabiliti, li si invita a farlo subito. Dov'è il mio diritto e quello di tanti altri di esprimere la propria opinione? È questa la «democrazia?». Non mi si può accusare di strumentalizzazione perché tutto ciò sarà pubblico solo dopo che voi avrete inneggiato al «grande risultato di partecipazione e di democrazia». Ma quei risultati, saranno veri? Una cosa vi prego, non venitemi a dire che infango il buon nome del sindacato.
Le mie battaglie le porto fino in fondo e questo è l'unico mezzo non legale che mi rimane per far valere i miei diritti».
Orazio De Paola









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