Fino al 2002 ho sempre lavorato. Dal 1
gennaio 2005 ed ancora oggi sono iscritto allo Spi-Cgil di
Rieti. Intenzionalmente non ho partecipato al voto perché
non credo alla regolarità del referendum.
I motivi li
spiego pubblicamente, perché posso dimostrare che le forme
di democrazia all'interno della Cgil sono solo scritte ma
esiste un blocco di potere che pur di mantenere salda la
propria poltrona calpesta le regole statutarie e i diritti
degli iscritti. In passato, nel mio ultimo congresso Filcea
a nulla è valso ricorrere ai collegi di garanzia
denunciando brogli durante alcune assemblee congressuali
nei posti di lavoro: nessuna risposta. Dopo 5 anni nulla è
cambiato, la tessera durante la mobilità non aveva nessun
valore, quella da pensionato vale ancora meno. In più di
due anni e mezzo, mai sono stato invitato ad una assemblea,
nè al Congresso di categoria, ma la trattenuta mi viene
fatta regolarmente, mi viene recapitata a casa la tessera.
Nonostante nei giorni addietro avessi chiesto di essere
coinvolto in alcune iniziative, in occasione di questa
consultazione, il sindacato dei pensionati Spi che è di
gran lunga più numeroso, quindi capace di condizionare il
risultato, indice un'assemblea con giorni di anticipo
rispetto ai giorni stabiliti per il voto, invita solo una
parte degli aventi diritto, ed anziché a recarsi a votare
durante i giorni stabiliti, li si invita a farlo subito.
Dov'è il mio diritto e quello di tanti altri di esprimere
la propria opinione? È questa la «democrazia?». Non mi si
può accusare di strumentalizzazione perché tutto ciò sarà
pubblico solo dopo che voi avrete inneggiato al «grande
risultato di partecipazione e di democrazia». Ma quei
risultati, saranno veri? Una cosa vi prego, non venitemi a
dire che infango il buon nome del sindacato.
Le mie
battaglie le porto fino in fondo e questo è l'unico mezzo
non legale che mi rimane per far valere i miei diritti».
Orazio De Paola