All'orizzonte si profila una crisi nella Provincia della Giunta Melilli. Ad attaccare sono Rifondazione Comunista, Verdi, Pdci e Sinistra Democratica. Il bersaglio è il costruendo Partito Democratico dei Veltroni, Letta e Rosy Bindi. Le critiche, pesantissime, sono arrivate nel corso della Festa della «cosa rossa» in piazza Cesare Battisti. Un osservatorio che per dieci giorni ha voluto dibattere sul futuro dell'Unione e non solo. «Guardateli come stanno - dice Roberto Lorenzetti dei Verdi - stanno facendo resuscitare il compromesso storico Dc-Pci. Ormai è una corsa al potere e al centro. Il partito democratico non ha futuro e la Sinistra è un'altra cosa. E poi c'è da osservare il metodo della scelta della classe dirigente». Non è più morbido Giampiero Marroni, fuoriuscito dai Ds. «Il partito democratico sarà una formazione senza anima e senza sinistra. Corrono verso il centro perché pensano di vincerci le elezioni e invece la coalizione deve tornare a dire cose di sinistra. I nostri elettori non ci stanno capendo più niente perché il programma di Padoa-Schioppa e di Bersani non è tanto differente da quello di Berlusconi. Fanno programmi uguali». Più grave, per certi versi, la posizione dell'assessore provinciale Giacomo Marchioni che, senza mezzi termini, ha mandato a dire al vice presidente Giocondi che sul Terminillo e su Leonessa la Sinistra No Global non mollerà mai. «Loro pensano alle piste da sci e ad un certo tipo di sviluppo, noi invece siamo sicuri che sia possibile un altro tipo di strategia e non c'è bisogno di costruire o speculare su piste o strade». Insomma, il solco nell'attuale centro-sinistra locale è sempre più profondo e sta mandando al collasso amministrativo la Provincia. «Il centro-sinistra è a pezzi - afferma in una nota il Gruppo Provinciale di Forza Italia - e le loro divisioni stanno tenendo bloccata ogni forma di sviluppo o di investimento a Palazzo d'Oltrevelino. Vanno avanti le cose di ordinaria amministrazione, i piccoli piaceri, i progettini fatti fare agli amici e basta. Sui grandi temi non si decide nulla perché altrimenti la Maggioranza di Melilli si squaglia. Sono passati quasi tre anni e sulla ferrovia sono stati ridicoli, la Salaria è bloccata, la legge su Terminillo e Leonessa è congelata, Marrazzo è ormai un alieno, il Cotral è quello che è. Dopo le primarie del partito democratico Melilli cadrà e si tornerà alle elezioni, almeno che il presidente non si prodighi ad un rimpasto per sostituire qualche assessore inconcludente e non leale con lui».