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Lazio nord

Lettera ai parlamentari e al ministro Fioroni sullo stato della linea ferroviaria

L'appello dei pendolari

LE elezioni sono alle spalle, il parlamento è operativo, il governo si appresta ad ottenere la fiducia e c'è pure un ministro viterbese.

Che prospettive ci sono per i pendolari viterbesi? Ad essere cinici, le stesse di un mese fa, cioè nessuna. Ma i pendolari non hanno perso la grinta e perciò, presa carta e penna, si sono rivolti direttamente all'onorevole, fresco ministro, Fioroni, al collega Sposetti e ai senatori Laura Allegrini e Giulio Marini per sottoporre «una proposta concreta per la sua agenda politica: il treno Viterbo-Roma». Una lettera densa di considerazioni sottoposte anche all'attenzione degli assessori regionale e provinciale ai trasporti, al sindaco e al rettore. «Il problema in questione — scrivono i pendolari — è rappresentato dallo stato del collegamento ferroviario tra Viterbo e la capitale: 80 km in buona parte a binario unico, percorsa in un tempo previsto di 1 ora e 40 minuti, rispettato solo saltuariamente e nella maggior parte dei casi gravato da ritardi di 20-30 minuti. Oltre a subire quotidiani ritardi,i treni viaggiano sovraffollati, in condizioni igieniche precarie, con climatizzazione disagevole e soprattutto subiscono spesso interruzioni del servizio, sia in corsa che in partenza, senza adeguata informazione nei confronti dei viaggiatori e per cause a volte incomprensibili. Va da sé che un collegamento ferroviario gravato da questi disservizi crei innumerevoli problemi innanzitutto per i pendolari viterbesi, costretti a lavorare fuori dalla propria città ed ai quali sono stati riservati sforzi insufficienti di miglioramento del servizio, in termini di numero di corse, orario, tempi di percorrenza. Nelle condizioni attuali, infatti — continua la lettera — i pendolari non riescono a garantire una presenza regolare sul posto di lavoro né a pianificare gli impegni quotidiani, sacrificando all'inefficienza di un sevizio pagato in anticipo le normali esigenze della vita familiare e personale. Ad essi si aggiungono quindi le schiere di studenti e cittadini che fruiscono a Roma dei servizi che Viterbo non offre ancora. Più volte abbiamo sentito dire che la via per il rilancio della città di Viterbo non può essere quella di renderla una città dormitorio satellite di Roma ma non si può allo stesso tempo ignorare l'opportunità, per noi viterbesi, della vicinanza dalla città che attualmente presenta la crescita economica più alta tra le città italiane. Guardando soprattutto ai suoi giovani — concludono i pendolari — Viterbo dovrebbe avere ogni interesse ad agganciarsi a questo trend di dinamismo economico». I parlamentari viterbesi resteranno ancora insensibili «al grido di dolore» che si leva da tanti concittadini?









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