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11/03/2010

Notizie - Latina

Grenga e Pradissitto muti davanti al giudice

Interrogatori Trovati con le pistole in via Grassi restano in carcere. Fissato il riesame per Di Silvio

Restano muti davanti al giudice i due giovani arrestati sabato scorso per detenzione di armi e che, secondo gli inquirenti, sarebbero collegati alla scia di sangue che a fine gennaio ha scioccato la città. Simone Grenga, 24 anni, e Andrea Pradissitto, di 20, entrambi di Latina, difesi dagli avvocati: Gaetano Marino, Oreste Palmieri e Sandro Marcheselli, sono comparsi davanti al giudice Nicola Iansiti, che li ha ascoltati ieri mattina nel carcere di Latina. I giovani si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e quindi il magistrato ha confermato per loro la misura della custodia cautelare in carcere. Grenga e Pradissitto erano stai bloccati in via Gian Battista Grassi, nel quartiere Nicolosi, alle nove di sera. Avevano appena parcheggiato il motorino ma in mano avevano i caschi e soprattutto le armi. Simone Grenga aveva una pistola Glock calibro 40, e alla vista degli agenti aveva tentato di disfarsene buttandola a terra, mentre Pradissitto nella cintura aveva una calibro nove parabellum, con matricola abrasa. Entrambe le armi erano cariche e pronte per sparare. A casa di Pradissitto, nel corso della perquisizione, i poliziotti avevano scoperto nella camera da letto una sorta di vano costruito sotto il comodino, con all'interno una calibro 7,65, rubata a dicembre nella capitale, e una Revolver calibro 38 special, rubata a Nepi nel 2004, entrambe munite di caricatore e proiettili. L'arresto dei due giovani era avvenuto nell'ambito delle indagini della Polizia sugli omicidi di Massimiliano Moro e Fabio Buonamano e sul ferimento di Carmine Ciarelli. E proprio a quest'ultimo sono legati Grenga e Pradissitto, che convivono con le nipoti della vittima dell'agguato di via Pantanaccio. Per i due giovani in carcere le accuse, sono e di detenzione e porto di arma da guerra e da sparo. Intanto è stata fissata per martedì mattina l'udienza al Tribunale del riesame di Roma sulla richiesta di scarcerazione di Giuseppe «Romolo» Di Silvio, il 43enne arrestato a Cassino il 27 febbraio e sospettato di essere legato all'omicidio di Fabio Buonamano. Tramite i suoi legali, Carlo Alberto Melegari e Giuseppe Poscia, Di Silvio ha fatto sapere che si presenterà all'udienza. Fa.Ben.

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11/03/2010










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