Ieri pomeriggio infatti il collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Cinzia Parasporo, a latere Claudia Dentato e Valeria Chirico, ha assolto il 44enne, difeso dagli avvocati Alessia Vita, Pasquale Cardillo Cupo e Gaetano Marino, perché il fatto non sussiste, disponendo la scarcerazione immediata. Nella scorsa udienza il pubblico ministero Raffaella Falcione aveva chiesto sei anni e sei mesi di reclusione. Il collegio difensivo invece aveva puntato all'assoluzione perché, come aveva ribadito nell'arringa finale, non sarebbe stata raggiunta la prova durante il dibattimento: le dichiarazioni delle parti offese, sempre secondo la difesa, sarebbero state inattendibili e i testimoni non avrebbero apportato elementi tali da provare i due episodi criminosi. Ciarelli era stato chiamato a rispondere di due episodi. L'usura e l'estorsione ai danni di un imprenditore di Sermoneta al quale sarebbero stati chiesti centomila euro e che, sempre secondo l'accusa, al rifiuto di pagare sarebbe stato anche malmenato e di un imprenditore del capoluogo. Le indagini relative a quest'ultimo episodio sono partite dopo che la presunta vittima si era rifugiata all'interno della caserma dei carabinieri dichiarando di temere per la propria incolumità, dopo essere stato minacciato dall'imputato, sempre secondo la sua ricostruzione, con una pistola. A seguito degli accertamenti i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Latina avevano eseguito i provvedimenti di custodia cautelare emessi dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, su richiesta del pubblico ministero Raffaella De Pasquale. Carmine Ciarelli era così finito in carcere con il figlio Ferdinando, 27 anni, che per uno degli episodi, aveva patteggiato la pena a due anni di reclusione.
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21/11/2009