Marco Battistini Non si arresta il fenomeno dei cosiddetti «viaggi della speranza» per i pazienti pontini. Il dato emerge dal rapporto dell'agenzia regionale di sanità pubblica del Lazio, sulla «descrizione dell'attività di ricovero» relativa al 2008. Resta elevato l'esodo verso gli ospedali romani: 18,7%. Un'incidenza forte sembrano avercele le strutture a sud della capitale. L'8,4% dei pontini si recano nell'Asl Roma H, quella del litorale e dei Castelli. Quanto ai nosocomi della città eterna, sono privilegiati l'Ifo, il Bambin Gesù e il Gemelli. L'influenza della sanità romana sui pazienti della provincia di Latina è certamente più forte di quella esercitata sui ciociari o i sabini. Sono meno del 10% i pazienti di Frosinone e provincia che scelgono mete sanitarie romane, appena il 5% i residenti reatini che si trasferiscono nelle strutture della metropoli. Un dato che ha una doppia chiave di lettura: 1)Latina è più vicina alla capitale rispetto ad altri capoluoghi di provincia, 2)l'area nord pontina (Aprilia-Cisterna) che conta oltre 100.000 abitanti, non ha una struttura sanitaria pubblica. Gli ospedali romani diventano quindi i più affidabili. Per alcune patologie sono la solizione più sicura. Due anni fa lo stesso direttore sanitario dell'Asl di Latina, Carlo Saitto affermò come «circa il 50% delle neoplasie vengano curate in altre realtà provinciali». In compenso arrivano a Latina anche pazienti fuori Regione, rappresentativi del 5,9% dei degenti nelle strutture pontine. Dal rapporto dell'Asp Lazio emerge anche un progressivo aumento di ricoveri al «Goretti». Nel 2008 sono stati 19.923, ben 511 in più rispetto al 2007. Il Pronto Socorso ha fatto registrare 87.398 accessi, diventando la terza struttura d'emergenza nel Lazio. La degenza media al «Goretti» è di 7,4 giorni. Quanto ai tassi di mortalità, sono fuori classifica la terapia intensiva (910 per mille) e l'Unità coronarica (303 per mille). Si tratta di reparti in cui i pazienti arrivano già in condizioni gravissime. La Geriatria fa segnare un tasso del 116,4 per mille, così come alti appaiono i dati di Medicina (73,1 per mille) e Neurologia (70,5 per mille). Cifre confortanti per la tanto «discussa» Neurochirurgia (mortalità del 23,4 per mille). Molto bene Chirurgia generale (21,8 per mille) e Vascolare (14,3 per mille), eccellenza per Ostetricia e Ginecologia (0,7 per mille).
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26/10/2009