E' arrivato in macchina da Roma, dove sono andati a prenderlo la moglie Tina, i figli Nicola e Luciana ed il sindaco Antonio Raimondi. Erano le 15.45 circa quando ha rimesso piede nella sua città , tra applausi e pianti. L'aveva lasciata nei primi mesi del 2011, vi è tornato nel 2012, alla fine di un incubo lunghissimo vissuto a bordo della nave sulla quale si era imbarcato da direttore di macchine: la Savina Caylyn, la petroliera catturata dai pirati somali lo scorso 8 febbraio. Capelli e barba lunghi, occhi lucidi e increduli, Antonio Verrecchia aveva la voce rotta dalla commozione quando ha pronunciato le sue prime parole ai giornalisti: «Non immaginavo un'accoglienza così affettuosa: un affetto che si sente, si vede ma che soprattutto sento dentro. Adesso però che il fisico è arrivato -ha dichiarato sorridendo- lasciate che riposi la mia mente». Poi, tra l'abbraccio della folla, ed il saluto del comandante della capitaneria di porto Francesco Tomas, si è diretto con il sindaco Raimondi e l'arcivescovo di Gaeta, Fabio Bernardo D'Onorio, sul balcone del palazzo municipale dal quale da molti mesi pendeva la sua gigantografia, con la scritta Liberatelo, per tirarla via. «Lo striscione ormai non serve più -ha dichiarato il sindaco Raimondi dopo la breve cerimonia- Antonio è libero». Prima di tornare a casa Verrecchia ha salutato la città . «Non ho mai avuto un microfono in mano e sono imbarazzato -ha detto- ma vi ringrazio tutti dal profondo del cuore». Nei prossimi giorni ci sarà una nifestazione civile in consiglio comunale per la consegna di un riconoscimento al nuovo «eroe» Gaetano.
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11/01/2012