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20/09/2011, 05:30

Notizie - Latina

Il Sindaco: «Non c'è via d'uscita. O lo facciamo noi o il commissario». Critica l'opposizione

«Non possiamo spendere un euro»

Terracina Il Comune avviato verso il dissesto. Procaccini realista

Ercole Bersani TERRACINA Una seduta-fiume, quella del consiglio comunale di ieri, dedicata alla dichiarazione di dissesto. La massima assise cittadina era chiamata a decidere se Terracina doveva diventare o meno il 451° Comune «sotto tutela» contabile. Presente il nuovo segretario comunale Marco Raponi, è toccato al sindaco Procaccini illustrare la proposta, che nasce da un dato reale di crisi («Non siamo nemmeno in grado di pagare una lampadina»), di fronte al quale «non bastano le dimissioni dell'attuale amministrazione». A suo dire, non c'è via d'uscita, dal momento che «il dissesto o lo decide il consiglio comunale o un commissario prefettizio». La scelta deve andare verso la prima ipotesi «perché è preferibile che a governare il processo di risanamento siano gli organi eletti piuttosto che arrivare a subirlo» Il primo cittadino ha voluto sottolineare come il dissesto, che comunque non verrà fatto pagare ai cittadini, possa avere una sua valenza positiva, non vedendo «un'incompatibilità tra risanamento e sviluppo». Quindi ha illustrato i punti d'intervento per arrestare «l'emorragia culturale, sociale e legalitaria» e passare da un fase d'emergenza ad una di ricostruzione. La sua speranza di trovare «una risposta più ampia e condivisa possibile» è cozzata subito davanti ai primi interventi. Ad aprire il fuoco di fila è stato il consigliere comunale Gianni Percoco (Nuova Area), il quale ha denunciato «la mancanza di una volontà di confrontarsi per ricercare percorsi alternativi capaci di portare alla stesura di un bilancio di previsione». Il dissesto, a suo dire, provocherebbe l'ingessamento per almeno 5 anni. «Stiamo giocando alla roulette russa con un provvedimento che penalizzerà la città». Quelle che non ci poteva aspettare sono state le critiche del consigliere Dario Venerelli (Udc), il quale ha giudicato che il dissesto «è il frutto più di rancore profondo che una lucida valutazione politica». La sua è stata vista come una difesa d'ufficio della politica finanziaria esercitata dall'ex assessore al Bilancio Giuliano Masci, in contrasto con quella adottata dal sindaco Nardi nei suoi ultimi due anni di mandato. Pur con un'analisi negativa, ha preannunciato di attenersi alla disciplina di partito. Prevedibili l'analisi critica dei consiglieri Francesco Zicchieri (Città Nuove) e Vittorio Marzullo (SEL).

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20/09/2011










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