Parte da Formia la nuova battaglia di «Libera», l'associazione contro le mafie, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, che ora, chiede alle istituzioni di estendere la procedura della confisca anche a quei patrimoni illegalmente realizzati, attraverso reati di corruzione. L'iniziativa è stata annunciata ieri sera, a Formia, da Davide Pati, responsabile nazionale per il settore beni confiscati dell'associazione Libera, in occasione del convegno «Per non chiudere gli occhi - un progetto di educazione alla legalità », organizzato dalla comunità Emmanuel di don Vittorio Valerio e Carmine Di Luglio. Un'occasione, come ha sottolineato l'arcivescovo di Gaeta, Fabio Bernardo D'Onorio, per rinnovare lo stimolo a «far emergere la coscienza singola e pubblica, affinché, seguendo i dettami del Vangelo, diventiamo tutti costruttori di legalità , ognuno portando il proprio mattone». Le mafie sono tra noi, ha ribadito Antonio Turri, responsabile regionale di Libera: famiglie, clan e gruppi criminali si sono insediati anche nel nostro territorio, dal basso Lazio, a Latina e Roma e dietro di loro, arrivano droga, violenza e molto spesso la morte, come nel caso del sacerdote di Borgo Montello, don Cesare Boschin. Per questo, occorre non chiudere gli occhi, ma mantenere alta la guardia, con una costante, sinergica collaborazione tra istituzioni, forze dell'ordine e cittadini. Non a caso, solo nel sudpontino ci sono ben 37 proprietà immobiliari confiscate alla malavita organizzata: 12 a Formia, 21 a Gaeta, due a Spigno Saturnia e due a Minturno. Di questi beni, come ha sottolineato l'assessore al patrimonio del Comune di Formia, Raffaele Manna, quattro sono già stati destinati ad un uso sociale: una villa di 860 mq., in località Acquatraversa, di proprietà dell'ex vicesindaco di S.Maria C. Vetere, Nicola Di Muro, acquisita dal Comune nel 2000 e divenuta una casa famiglia; due appartamenti di proprietà dei Griffo, in via Unità d'Italia, confiscati nel 2003 e destinati a famiglie sfrattate; un attico del grattacielo Europa, di proprietà di Anna Mazza, vedova Moccia, confiscato alla fine degli anni '90 e concesso in uso alle forze di Polizia ed un terreno di proprietà dei Bardellino, in località Santa Maria la Noce, affidato ad una cooperativa agricola giovanile.
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27/11/2010