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09/09/2010, 05:30

Notizie - Latina

La Questura ha sospeso le licenze del locale dove si è consumato l'agguato a Ciarelli

Chiuso il bar della sparatoria

Il casoPer gli investigatori «l'esercizio è oggetto di pericolose frequentazioni»

Mariangela Campanone Da quel bar era partita la guerra criminale e ora la Questura ha deciso di chiuderlo. Quei sette proiettili poco dopo le otto del mattino avevano segnato l'avvio di un scia di sangue che per mesi ha scritto una delle pagine più buie del capoluogo pontino. Da via del Pantanaccio, «regno indiscusso» della famiglia Ciarelli, era partito il lavoro degli agenti della Mobile, ancora impegnati a chiudere il cerchio attorno ai tentati e compiuti delitti dei primi mesi del 2010. Proprio il bar Sicuranza si era rivelata la scena più buia dei numerosi fatti criminosi, quella dove le persone presenti al tentato omicidio di Carmine Ciarelli, si erano dileguate, prima dell'arrivo della polizia, evitando in tutti i modi di fornire dettagli utili alle indagini. Dalla mezzanotte di ieri la Divisione Anticrimine, diretta da Goffredo D'Agostino, ha ordinato di chiudere i battenti: la Questura di Latina ha infatti disposto la sospensione della licenza per trenta giorni e le motivazioni sono strettamente collegate al tessuto criminale che attorno a quel bar ha preso vita, trovando supporto e diretta correlazione con la nota famiglia rom che da anni popola il quartiere «Pantanaccio». Troppi pregiudicati, soggetti appartenenti al clan Ciarelli e affiliati, frequenterebbero quel posto dove i parametri della sicurezza verrebbero meno. «L'esercizio è risultato essere oggetto di pericolose frequentazioni», si legge nella nota inviata dagli uffici di corso della Repubblica, dove gli accertamenti hanno portato alla luce un contesto ritenuto rischioso per l'ordine pubblico e l'incolumità dei cittadini. Secondo i poliziotti dell'Anticrimine anche le carenze nella gestione dell'esercizio pubblico avrebbero portato alla chiusura: il titolare, infatti, non avrebbe messo in atto nessuna opera di vigilanza, mirata a tenere lontane frequentazioni considerate pericolose. Lo scopo del provvedimento è quindi quello di evitare il ripetersi di situazioni quotidiane simili che minano la sicurezza dei residenti e che in quel luogo troverebbero terreno fertile. Tra le motivazioni che hanno portato alla chiusura del bar gli agenti indicano anche l'episodio che aveva aperto il capitolo della faida criminale. Quel 24 gennaio, come tutte le mattine, Carmine Ciarelli era al bancone del bar Sicuranza. Chi lo ha colpito conosceva le sue abitudini, sapeva che in quell'attività, a pochi passi dalla sua abitazione, si sarebbe recato a prendere il caffé. Aveva fatto in tempo ad accendersi una sigaretta prima di essere colpito da sette proiettili di una calibro «9 Corto», attorno alle otto e trenta, rifugiandosi all'interno del bar. A sparare due persone a bordo di una moto di grossa cilindrata. Una delicata operazione durata diverse ore gli aveva miracolosamente salvato la vita.

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09/09/2010










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