Infatti, i tecnici comunali, particolarmente attenti alle procedure, si sono accorti nei giorni scorsi, del fatto che la vecchia bozza progettuale non aveva tenuto conto della particolare vicinanza del bacino «S0» con il fiume Astura. Per poter procedere all'intervento di bonifica è dunque necessaria una nuova autorizzazione alla Regione per il superamento del vincolo idroogeologico. Questo comporterà inevitabilmente un ulteriore ritardo nell'avvio dei lavori, ipotizzati inizialmente nel mese di settembre. Diventa dunque inevitabile un ulteriore slittamento in attesa del via libera degli uffici regionali. La vicenda dei fusti tossici è stata resa pubblica dopo che l'ex consigliere regionale Fabrizio Cirilli, alla fine del 2008, aveva rispolverato uno studio dell'Enea in cui veniva rilevata la presenza di grandi masse metalliche al di sotto della discarica «S0» di Borgo Montello. La Regione Lazio aveva successivamente autorizzato una serie di rilievi magnetometrici eseguiti appositamente dall'Istituto di geofisica e vulcanologia. I risultati di quel monitoraggio erano poi stati depositati agli atti del Comune di Latina il 13 ottobre 2009. L'Arpa Lazio rese pubblici i dati in una conferenza stampa. Successivamente era stata indetta una serie di conferenze dei servizi per procedere a ulteriori indagini per verificare dove sono localizzate le anomalie magnetiche. L'incarico della progettazione delle attività relative e redazione del piano operativo di intervento era stato affidato al Comune, mentre la Regione aveva messo a disposizione fondi per 500.000 euro, poi saliti a 800.000 euro. I tecnici del Comune di Latina hanno presentato a luglio il piano di scavi, elaborato dalla società Eco Ambiente, controllata indirettamente dal Comune, che prevede la realizzazione di vasche di stoccaggio dei rifiuti e la successiva impermeabilizzazione dell'area scavata. Il problema si porrebbe nel caso in cui sotto la discarica si trovassero davvero rifiuti tossici. Il sospetto è che sotto quella discarica possano essere stati interrati, all'inizio degli anni novanta, centinaia di fusti contenenti sostanze tossiche provenienti da varie aziende in tutta Italia. Un sospetto rafforzato dalle dichiarazioni del pentito di Camorra, Carmine Schiavone, che a carabinieri e magistrati aveva raccontato in dettaglio oscuri traffici intorno alla discarica.
Vai alla homepage
02/09/2010