Ed in tempi non sospetti. Ma nell'ultimo anno aveva rilevato l'incombenza di gravi rischi. L'ex presidente del Consiglio Nicola Calandrini si mostra sempre più preoccupato per i nuovi ostacoli che vanno sovrapponendosi per la realizzazione dell'opera infrastrutturale. «L'ho detto da anni -ha premesso Calandrini- la Metro leggera serve a questa città . Quella di collegare Latina scalo al centro è un'idea tutt'ora valida. C'erano le ragioni politiche e sociali per sposare il progetto che l'ex sindaco stava portando avanti. Chi non vorrebbe migliorare il trasporto pubblico in una città estesa come Latina. Inizialmente il piano ci convinceva. Venivano fornite garanzie sui soldi che sarebbero arrivati dallo Stato, dalla Regione Lazio, dai privati. Sugli espropri non sembravano esserci difficoltà di alcun genere. Poi purtroppo sono sorte complicazioni». L'esponente del Pdl, che oggi occupa un posto di rilievo nello staff dell'assessore al Turismo Stefano Zappalà , esamina proprio la delibera emessa da Nardone un mese fa. «Leggere che il servizio Espropri ha sostanzialmente bocciato l'opera sotto il profilo della fattibilità mi ha sorpreso -ha continuato Calandrini- come mai non era stato chiesto il parere del Servizio già nella prima fase? anche il Servizio Avvocatura ha mostrato preoccupazione sui riflessi che l'opera potrebbe avere sul bilancio comunale. Non sono pareri secondari, sono i tecnici a dire che ci sono problemi». Calandrini ha le idee chiare: «Aspettiamo la relazione finale dell'illustre docente incaricato (il prof.Enzo Cardi, ndr), ma se sarà negativa, dovremo pensare a come uscire da questa situazione. Ripeto, io faccio il politico, e il progetto Metro mi attirava, ma se poi i tecnici sulla base dei loro riscontri, dovessero dare un parere diverso, il Comune non potrà che comportarsi di conseguenza». Come dire che «l'exit-strategy» è già partita. M.B.
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21/08/2010