Mario Giorgi PRIVERNO Una storia, quella del Parco Archeologico, iniziata dieci anni fa con una dote di sei miliardi di vecchie lire. Una storia ricca di soddisfazioni, che ci ha regalato più o meno due musei di cui andar fieri e un sito che è un piccolo gioiello. Ma che adesso rischia di finire soffocata nelle pastoie burocratico-giudiziarie di un contenzioso pernicioso. La denuncia è del consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà Federico D'Arcangeli. A un certo punto – sottolinea l'esponente Sel - la ditta che esegue gli scavi chiede il pagamento di un paio di stati di avanzamento; il Comune ritiene che almeno parte di quei soldi siano già stati versati e fa opposizione, presentando la memoria di un tecnico di fiducia, secondo la quale la ditta non avrebbe più nulla da ricevere dal Comune. Il giudice che si occupa del caso, dopo aver respinto una richiesta di esecuzione provvisoria della ditta, che chiedeva di essere intanto pagata, ha affidato a un consulente di fiducia una perizia tecnica d'ufficio che si discuterà il prossimo 11 novembre. E che rischia, tra un rinvio, una controperizia, una sentenza e un appello, di seppellire di nuovo per anni e anni sotto una coltre di carte bollate quello scavo. Ma quello che D'Arcangeli vuole evidenziare è che dall'inizio del contenzioso sono passati circa due anni, durante i quali il Parco archeologico è stato praticamente chiuso e inutilizzato, invaso dalle erbacce, con gli scavi, mosaici compresi, coperti da acqua e fango. Un danno incalcolabile - conclude D'Arcangeli - per una "Città d'Arte" che dovrebbe, invece, valorizzare anche l'ultima pietra di qualche valore per "vendere" la propria immagine.
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05/08/2010