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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

30/07/2010, 05:30
Pochi giorni prima dell'agguato a Carmine Ciarelli, secondo gli inquirenti, Massimiliano Moro si stava armando. Il 45enne sarebbe stato impegnato in una sorta di preparativi per il confronto con l'esponente della famiglia nomade, che avrebbe poi portato alla sua morte.
Particolari e ipotesi che emergono dalle indagini in corso per fare piena luce sui «due giorni di sangue» e sulla guerra criminale che ha sconvolto il capoluogo pontino. La pista privilegiata seguita dalla squadra mobile e al vaglio della Procura della Repubblica di Latina è che tutto sia stato causato da contrasti su un carico di cocaina smerciato i primi giorni di dicembre dello scorso anno a Latina. Dalle informazioni raccolte dagli investigatori, Carmine Ciarelli avrebbe fatto prelevare a un latinense, volto noto alle forze dell'ordine, una partita di «polvere bianca» al porto di Civitavecchia, proveniente dalla Spagna e del valore di 600mila euro, e l'avrebbe fatta trasportare con un camion nel capoluogo pontino, consegnandola per lo spaccio a Massimiliano Moro e Fabio Buonamano. Trascorso del tempo e non vedendo traccia dei 600mila euro stabiliti per quella droga, Ciarelli avrebbe quindi iniziato a fare pressioni su Moro, che già da qualche mese, sempre per problemi di debiti, avrebbe iniziato a maturare l'idea di uccidere Ciarelli. Moro avrebbe avuto, sempre secondo gli inquirenti, disponibilità di pistole e fucili, tra cui un fucile a pompa, nascosti in un muro nei pressi della sua abitazione in largo Cesti. Tre giorni prima dell'agguato a Ciarelli sarebbe andato anche a prendere un fucile in un'abitazione del palazzo di vetro, in viale Nervi. Il 25 gennaio scorso, come riferito dallo stesso Ciarelli al magistrato, si sarebbe quindi presentato a Pantanaccio e avrebbe cercato di uccidere l'esponente della famiglia nomade, non riuscendo però nel suo obiettivo e dileguandosi a bordo di una moto condotta da un secondo uomo, che gli inquirenti ritengono fosse Fabio Buonamano. I Ciarelli, a quel punto, la sera stessa avrebbero fatto uccidere Moro. La Mobile per tale omicidio si è concentrata prima su Costantino Di Silvio, detto «Patatone», e poi su Andrea Pradissitto, indagato per tale episodio, ipotizzando che a far aprire al 45enne la porta di casa sia stato Fabio Buonamano, al quale sarebbe stata promessa in cambio la vita. Il giorno dopo sarebbe però stata ordinata anche l'uccisione di Buonamano, assassinato a Gionchetto da Costantino Di Silvio, reo confesso, e, secondo gli inquirenti, anche dallo zio di «Patatone», «Romolo». Ipotesi investigative ovviamente ancora tutte da verificare, per cui tutti i protagonisti della vicenda devono essere considerati innocenti fino ad eventuale sentenza definitiva contraria.
Clemente Pistilli
30/07/2010
I focus sulle province laziali dedicati ai grandi temi: sanità, lavoro, infrastrutture