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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

29/07/2010, 05:30
Un carico di cocaina smerciato i primi giorni di dicembre dello scorso anno, nel capoluogo pontino, sarebbe stato la causa dell'esplosione di violenza registratasi a Latina alla fine di gennaio.
Due omicidi e un tentato omicidio per un debito di droga pari a seicentomila euro. Appare questa la pista privilegiata seguita dalla squadra mobile per fare piena luce sui «due giorni di sangue». Mentre la polizia scientifica e i medici legali continuano a cercare tracce e riscontri in laboratorio e mentre proseguono le cosiddette attività tecniche, gli investigatori della Mobile non hanno mai cessato di compiere indagini «tradizionali», di ascoltare testimoni e «gole profonde», per scoprire movente e protagonisti di agguati e omicidi. A distanza di sei mesi dai fatti e alla luce della mole di informazioni raccolte, tanto i poliziotti quanto la magistratura appaiono convinti che a scatenare la guerra criminale sia stata una partita di cocaina. Secondo gli inquirenti, Carmine Ciarelli avrebbe fatto prelevare a un latinense, volto noto alle forze dell'ordine, un carico di «polvere bianca» al porto di Civitavecchia, droga proveniente dalla Spagna, e lo avrebbe fatto trasportare con un camion a Latina, consegnandolo per lo spaccio a Massimiliano Moro e Fabio Buonamano. Trascorso del tempo e non vedendo traccia dei 600mila euro stabiliti per quella droga, Ciarelli avrebbe iniziato a fare pressioni su Moro, con il quale già vi sarebbero stati dei debiti che, un anno prima in carcere, avrebbero portato Moro a riferire a un commerciante anche lui detenuto - almeno questo ha riferito quest'ultimo in Procura - di voler far fuori Ciarelli. A far traboccare il vaso, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe poi stato un festino a base di coca ed escort organizzato da Moro. Ciarelli non avrebbe digerito che venisse sperperato così denaro mentre a lui non veniva saldato il debito. Giunti a tal punto Moro avrebbe pensato di giocare d'anticipo e, il 25 gennaio scorso, come riferito dallo stesso Ciarelli al magistrato, si sarebbe presentato a Pantanaccio e fatto fuoco contro l'esponente della famiglia nomade, cercando di ucciderlo e dandosi poi alla fuga su una moto condotta da un'altra persona. Il «secondo uomo», per gli investigatori, era Fabio Buonamano. Una donna di origine nomade avrebbe assistito alla scena e riferito i particolari dell'agguato ai Ciarelli, che la sera stessa si sarebbero vendicati. Promettendo a Buonamano di salvargli la vita, la famiglia nomade lo avrebbe mandato in largo Cesti, per farsi aprire da Moro. Una volta dentro Buonamano si sarebbe fatto da parte. La Polizia prima ha sospettato che a sparare fosse stato Costantino Di Silvio, detto «Patatone», per poi concentrarsi su Andrea Pradissitto, ufficialmente indagato per l'uccisione di Moro. Il giorno seguente «Patatone», in cambio dell'estinzione di un debito maturato con Ciarelli, avrebbe accettato di sparare a Buonamano, omicidio per cui oltre a Costantino è stato arrestato anche lo zio «Romolo». Una pista privilegiata quella che stanno seguendo gli inquirenti, ma che necessita ancora di molti riscontri. Un'ipotesi investigativa che, in quanto tale, obbliga a ritenere tutti i protagonisti dei fatti citati innocenti fino ad eventuale sentenza definitiva contraria.
Clemente Pistilli
29/07/2010
I focus sulle province laziali dedicati ai grandi temi: sanità, lavoro, infrastrutture