E' arrivata al novantesimo giorno la rabbia della famiglia Piovesan, una quarantina di persone appartenenti ad una stessa famiglia che risiedono in tre diverse abitazioni in via Monfalcone, a dieci metri dalla discarica di rifiuti di Borgo Montello. Dopo trenta anni di silenzio i Piovesan hanno deciso di protestare, in maneira civile: così da tre mesi hanno montato una tenda nel loro giardino, dove vivono a turno giorno e notte, addobbato cancelli e balconi con striscioni per richiamare l'attenzione di politici e istituzioni. Il civico 3.136 di via Monfalcone è lo stesso in cui la famiglia Piovesan era arrivata nel 1933 dall provincia di Ferrara per prendere possesso del podere assegnato dall'Opera Nazionale Combattenti. Poi il sogno della terra promessa è diventato un incubo, da quando, cioè, a pochi metri dalle abitazioni è sorto il «mostro», la grande discarica dei rifiuti. Puzza, polvere, traffico continuo di camion carichi di rifiuti, area irrespirabile, finestre chiuse, gabbiani a tutte le ore. «Da novanta giorni siamo qui e non vogliamo smettere di protestare - dice Carla Piovesan, portavoce della protesta - Chiediamo che qualcuno venga qui, con i competenti tecnici sanitari, e prenda atto che vivere qui non è possibile. Sono condizioni disumane, specie per i bambini i gli anziani». Hanno scritto a tutti, dal Capo dello Stato all'ultimo dei consiglieri comunali, solo poche risposte, spesso evasive. Tra le risposte quella del presidentec della Camera Gianfranco Fini: ha comunicato che interesserà del problema la competente commissione della Camera. I Piovesan non molleranno ma la situazione è arrivata davvero al limite.Fa.Ben.
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24/07/2010