Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, accogliendo in appello, il ricorso presentato dall'Atral, contro la sentenza del Tar, che dichiarò l'illegittimità della procedura adottata. I magistrati di secondo grado hanno emesso il dispositivo favorevole ai ricorrenti. Per il Comune (rappresentato in giudizio dall'avvocato Cesare Manchisi), la vittoria non è solo giuridica, ma anche economica. Si stima che l'indizione di una nuova gara avrebbe comportato un surplus di costi attorno ai 5-6 milioni di euro. Un problema in meno per le casse comunali. I giudici del Tar nel novembre 2007 avevano emesso una sentenza molto dura: i servizi pubblici devono essere affidati attraverso una gara. Nel collegio, allora guidato da Franco Bianchi, avevano prevalso le disposizioni normative (statali e regionali) che impongono per il conferimento del trasporto pubblico locale, la necessità della procedura ad evidenza pubblica. Il Comune aveva precedentemente deciso di affidare a trattativa privata la rimanente parte di servizio pubblico all'Atral, per una percorrenza annua di 808.030 km (collegamento con i borghi). L'assegnazione diretta venne avallata da una delibera consiliare approvata il 29 marzo 2007. Tutto regolare dunque, tranne che per il Tar di Latina.
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28/06/2009