Dopo gli accertamenti compiuti dal sostituto commissario Marongiu, la Divisione anticrimine della Questura aveva apposto i sigilli all'immobile, ritenendolo frutto di attività illecite. Un tassello nella lotta intrapresa dal questore Nicolò D'Angelo verso la malavita locale, con l'obiettivo di privarla della propria forza economica. Il teorema della Questura non ha però retto in Tribunale. Gli avvocati Gaetano Marino e Daniele Giordano hanno smontato le accuse dimostrando che non vi fosse alcuna correlazione tra l'acquisto del bene ed eventuali attività delittuose. Il Tribunale, presieduto dal giudice Cinzia Parasporo, ritenendo infondate le motivazioni addotte dagli investigatori, non ha quindi concesso la confisca dell'immobile. Per Di Silvio resta soltanto la misura di prevenzione personale, ovvero la sorveglianza speciale. Questa volta, nella lotta ai «patrimoni sospetti», qualcosa non sembra aver funzionato.
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20/06/2009