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Sulpizi ha perso anche ai «supplementari». Ha giocato l'ultima carta, quella per la revoca della sentenza emessa dalla Corte dei Conti considerandola frutto di una serie di errori, ma inutilmente.
Il ricorso dell'ex assessore provinciale ai lavori pubblici è stato dichiarato inammissibile e l'ex amministratore dovrà risarcire, per danno da tangente e danno all'immagine, la Provincia di quasi 250mila euro. La decisione dei giudici contabili, ormai a distanza di venti anni dai fatti, sembra così mettere definitivamente la parola fine al discusso «appaltone» per la sistemazione delle strade pontine. E per il politico finito nella bufera giudiziaria anche la beffa: dovrà pagare le spese di giudizio relative al ricorso «bocciato». Il caso che costringe ora Domenico Antonio Sulpizi a mettere mano al portafogli è ormai storia del secolo scorso. La Provincia, nel 1989, decise di indire un appalto per la sistemazione della viabilità provinciale, assegnato l'anno successivo a un consorzio d'imprese. Nel '93 in via Costa scattarono però le manette. Gli imprenditori che facevano parte del consorzio che si era aggiudicata la gara, nel corso del successivo processo, parlarono di «mazzette» versate ai politici, per finanziare i partiti. In che misura? L'8% del valore dell'appalto, che superava i venti miliardi di lire. Nelle aule di giustizia la battaglia fu lunga e tormentata e, per quanto riguarda Sulpizi, finì con un'assoluzione per intervenuta prescrizione. A complicare le cose, per l'ex assessore, subentrò però l'indagine della Corte dei Conti. Secondo i giudici contabili l'appalto, visto che a monte sarebbe stato previsto il versamento della tangente, sarebbe stato più caro per l'amministrazione provinciale e l'ente avrebbe riportato dalla vicenda anche un danno all'immagine. La richiesta di risarcimento, nel 2002, venne respinta, ma il procuratore regionale presso la Corte dei Conti non si diede per vinto e, quattro anni dopo, in appello, vide accogliere la sua richiesta. Sulpizi venne condannato a risarcire, per danno da tangente e danno all'immagine, 250mila euro, per l'esattezza 249.965,14. Assistito dall'avvocato Salvatore Napoli, l'ex assessore presentò ricorso per la revocazione della sentenza, possibile solo quando sviste o errori evidenti e rilevanti portano a una sentenza che altrimenti sarebbe stata assolutoria. Per la II sezione giurisdizionale centrale della Corte dei Conti, presieduta dal giudice Carmelo Geraci, non vi è stata però alcuna valutazione errata negli elementi del procedimento sui quali ha avanzato dubbi Sulpizi. Dopo la discussione del 22 gennaio scorso, i giudici hanno quindi ora deciso di dichiarare inammissibile il ricorso e condannare l'ex assessore anche a pagare le spese di giudizio. «Il ricorso va dichiarato inammissibile - si legge nella sentenza - perché i denunziati errori si riferiscono a circostanze esaminate nella sentenza o irrilevanti ai fini della decisione adottata». Sulpizi non può più evitare il «salasso».
Clemente Pistilli
29/03/2009
I focus sulle province laziali dedicati ai grandi temi: sanità, lavoro, infrastrutture