Il magistrato ha caricato di spese Acqualatina, anche per i danni esistenziali sopportati dall'utente. In sovrappiù, il direttore generale è stato denunciato alla Procura, perché Acqualatina non avrebbe titolo ad emettere cartelle di pagamento.
Una storia di straordinaria mala burocrazia quella censurata dal giudice Fedele. Il magistrato terracinese ha ravvisato una sorta di persecuzione nei comportamenti messi in essere da Acqualatina verso G.B.G., un utente del servizio idrico.
I fatti risalgono al 2005. G.B.G. s'era visto recapitare una fattura di 76,45 euro, che aveva regolarmente pagato.
Però Acqualatina, incomprensibilmente, non effettuava il riscontro contabile del pagamento effettuato nei termini prescritti. L'utente veniva sollecitato ad un pagamento in considerazione di una morosità di fatto inesistente.
Forte delle sue buone ragioni, G.B.G. inviava fax e raccomandate al gestore del servizio idrico, allegando ogni volta la necessaria documentazione a riprova dell'avvenuto pagamento.
Colpevole Acqualatina, secondo la sentenza:"Nonostante fosse stata invitata a verificare il pagamento, ha illegittimamente e ripetutamente, invece, solo continuato a compulsare l'incolpevole cittadino, omettendo di verificare, con un minimo di diligenza, che la sua pretesa di pagamento era stata pienamente soddisfatta".
La disavventura di G.B.G. arrivava al culmine, quando veniva minacciato il pignoramento dei suoi beni a ristoro del pagamento dovuto. Il comportamento del gestore sarebbe stato contraddistinto da malefede grave, esercitato per di più in mancanza di un titolo a riscuotere somme iscritte a ruolo. Da qui la denuncia di Morandi alla Procura della Repubblica, anche in ragion di quanto può accadere con altre cartelle destinate ad altri utenti. Per Acqualatina, dal credito vantato di 76,45 euro s'è passati al pagamento obbligato di 2.532,00 euro.
E io pago, diceva Totò.
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19/02/2009