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Sud pontino

L'ombra dei Casalesi

Lo hanno arrestato mentre usciva da un bar, nella centralissima via Vitruvio a Formia. Era in un lussuoso appartamento di quella via che Gennaro De Angelis, 65 anni, cugino del capo clan dei Casalesi, Francesco Schiavone, detto «Sandokan», aveva stabilito il suo quartier generale.

Secondo i carabineri del nucleo investigativo di via in Selci a Roma, De Angelis era a capo di un sodalizio mafioso, autonomo ma collegato con la camorra dei casalesi. Insieme al formiano sono state arrestate tra Lazio e Campania altre 11 persone, due delle quali nel sud pontino. Si tratta di: Antonio Di Gabriele, 64 anni, originario di Crispano (Napoli); lo hanno preso nella abitazione di Gaeta, in via Appia, località Casatora, proprio al confine con Formia. E Giorgio Lucci, 59 anni, che abitava nella zona S. Pietro, a sud di Formia. Per tutti i reati contestati sono quelli del 416 bis del codice penale: associazione a delinquere di stampo mafioso. Le indagini, partite due anni fa a seguito di accertamenti relativi a compravendite di automobili effettuate aggirando il pagamento dell'IVA, hanno evidenziato come Gennaro De Angeleis, originario di Casal di Principe e già insediato tra Formia e Cassino alla fine degli anni settanta come referente del clan dei casalesi, aveva costituito un autonomo gruppo criminale di tipo mafioso. L'attività principale del sodalizio era il controllo del mercato delle autovetture grazie all'attività di importazione parallela da Paesi europei. Il mercato, socondo i carabinieri diretti dal maggiore Luca Sabatino, veniva controllato attraverso le cosiddette «truffe carosello», basate sulla costituzione di società fittizie che avevano come fine quello di emettere fatture per operazioni inesistenti. Un giro d'affari vorticoso, false fatturazioni per circa 200 milioni di euro dal 2001 ad oggi, da utilizzare per l'evasione dell'I.V.A. (circa 24 milioni di euro l'imposta evasa). Ma il gruppo è anche accusato di aver messo in atto estorisoni ai danni di imprenditori operanti nel settore del mercato delle autovetture, finendo poi per acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione di autosaloni. I carabinieri di Roma, con il supporto degli uomini dell'Arma di Latina, hanno inoltre sequestrato diversi beni, ed in particolare: otto conti correnti bancari, di cui quattro intestatia a De Angelis e due a testa a Lucci e Di Gabriele; un salumificio di Formia e le quote di una ditta di trasporti e di una di carni all'ingrosso, entrambe d Formia e tutte nella disponibilità di Di Gabriele. Gli investigatori hanno anche effettuato una perquisizione domiciliare nell'abitazione di una 54enne, deceduto da circa quattro mesi per cause naturali. Nei prossimi giorni saranno effettuati altri sequestri di beni, attività svolta dalla Guiddiia di Finanza. Si tratta di beni immobili, terreni ed abitazioni, tra Gaeta e Formia, appartenenti non solo ai tre pontini arrestati. L'operazione, che ha imegnato circa 500 carabinieri diretti dal gen. Vittorio Tomasone, comandante dei carabinieri di Roma, ha interessato anche le province di Frosinone, Caserta ed Arezzo, in cui sono stati sequestrati numerosi beni, tra cui otto autosaloni, per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro.  Le ordinanze di custodia cautelare emesse sono in totale 40, 31 in carcere e 9 agli arresti domiciliari, mentre altre 33 persone sono indagate a piede libero. Nel corso dell'indagine, infatti, oltre al gruppo di De Angelis, i carabnienri hanno individuato un altro clan malavitoso, operante sopratutto nella capitale, che faceva capo a Ciro Maresca, pregiudicato originario di Castellammare di Stabia, ma da tempo operante nella Capitale, attraverso estorsioni, ricettazione e riciclaggio ai danni di imprenditori del settore del mercato delle auto.
 

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Fabio Benvenuti e Gianni Ciufo

10/02/2009

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