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Scauri

Morlando ancora muto dal giudice

Per la seconda volta Giovanni Morlando, il 22enne accusato dell'omicidio di Igor Franchini, è rimasto muto davanti al gip.

Il secondo interrogatorio, che si è tenuto all'interno del carcere di Latina dove il giovane è rinchiuso, si è reso necessario per una integrazione probatoria del pubblico ministero Raffaella Falcione, la terza già dopo l'udienza di convalida. Ulteriori elementi che andrebbero a supportare il quadro indiziario, relativi agli stessi reati contestati in precedenza, che hanno reso necessario ascoltare di nuovo il 19enne. L'indagato ha deciso, però, anche in questo caso di avvalersi della facoltà di non rispondere, ribadendo la sua innocenza. Ha nominato, intanto, un secondo difensore, l'avvocato Pasquale Cardillo Cupo. Per questa mattina è previsto il sopralluogo del reparto speciale dei carabinieri, Ris, e del gruppo Ert della Polizia scientifica, nella villetta di Formia, in località Santo Janni, dove secondo gli inquirenti si sarebbe consumato il delitto. Tutti gli angoli dell'abitazione saranno analizzati con attenzione per raccogliere ogni elemento utile alle indagini. Ad incastrare Morlando, oltre la ferita sulla mano, che il giovane ha giustificato come una lesione derivata da un incidente avuto con il motorino, anche la testimonianza di un altro ragazzo. Igor Franchini, molto conosciuto in città perché insegnante di ballo, è stato ucciso con quaranta coltellate. Gli assassini avrebbero poi cercato di disfarsi del cadavere dandolo alle fiamme. Il 19enne era stato ritrovato il 28 gennaio scorso in una strada di campagna che collega Formia e Minturno. Pochi giorni prima era stata rinvenuta la sua auto bruciata. "Il mio assistito -ha detto l'avvocato Pasquale Cardillo Cupo- non ha risposto perchè la situazione non è definita ed è molto confusa. Vedremo cosa è realmente accaduto e poi racconteremo la nostra verità, che è completamente diversa da quella ipotizzata dagli inquirenti." Circa un ricorso al Tribunale della Libertà, lo stesso Cardillo Cupo ha ribadito che valuterà insieme al collega Luciano Riccardelli quale strada seguire e su quali argomenti puntare.  Il criminologo Carmelo Lavorino, dal canto suo, ha sottolineato che «l'impianto accusatorio non è così granitico come sembrava e ci sono ampi spazi di manovra».

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Silvia Colasanti

10/02/2009

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