A replicare e «bacchettare» il capo degli inquirenti pontini, richiamando la Procura al suo ruolo di semplice parte, sullo stesso piano della difesa, è stato il coordinatore dell'ufficio, il gip Nicola Iansiti.
«I provvedimenti contestati non incidono assolutamente nella lotta all'abusivismo, le misure contro gli abusivi sono altre», ha esordito il giudice. «Non c'è nessuno scontro né guerra tra Procura e Tribunale - ha poi subito specificato il gip Iansiti - c'è soltanto una doglianza. Lavoriamo secondo le diverse funzioni e la polemica non la innestiamo noi. Lo scontro parte solo da una parte, che è parte. Il canale per chi non condivide alcuni provvedimenti - ha proseguito - è l'appello o il ricorso per Cassazione. Non credo che utilizzare altri canali sia stata una cosa giuridicamente valida e non è la prima volta che accade. In precedenza accuse simili erano state rivolte per la concessione delle attenuanti generiche a un noto personaggio, in un procedimento per usura. Sono state dette frasi un po' forti, che non mi sembrano condivisibili. È bene mettere in chiaro che la Procura è una parte che è sullo stesso piano dei difensori, ma un tempo le critiche ci giungevano da quest'ultimi e ora dal procuratore. Le colleghe Campoli e Coccoluto svolgono la funzione di giudici dal '91 e dal '94, da molto più tempo di loro colleghe della Procura, come Riva, De Pasquale e Monaco. Saranno più giovani del procuratore ma non meno brave o meno preparate». Finirà tutto al Csm? «Per noi è finita qui», precisa il gip Iansiti.
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05/02/2009