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Monte San Biagio

Gambizzato sotto casa, troppe contraddizioni

Proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia di Terracina, diretta dal capitano Alessandro Giordano Atti, per far luce sull'intimidazione, a colpi di pistola, nei confronti del trentaseienne di Fondi, Andrea Pannone.

L'uomo abita nel casello ferroviario n. 103, da tempo dismesso dalle ferrovie e rivenduto a privati.
Dalle sue deposizioni, che presenterebbero qualche punto non troppo chiaro, a fare fuoco sugli arti inferiori e sulla mano, sarebbero stati tre individui, che si sarebbero serviti di una pistola, prima di allontanarsi a bordo di una Fiat di colore chiaro non ben identificata dalla vittima per via del buio della notte. Pare che, nel tornare sull'argomento, in una successiva dichiarazione, Pannone avrebbe parlato di un solo attentatore. «Giallo» anche sul suo «autoricovero» presso l'ospedale San Giovanni di Dio di Fondi, dove è stato provvidenzialmente stabilizzato dal punto di vista emorragico, dall'equipe del pronto soccorso, dal medico di guardia Marco Marcucci e dal consulente chirurgo, Vincenzo Viola, chiamato d'urgenza. Secondo la sua deposizione, vi sarebbe giunto con la sua auto, senza l'ausilio del 118. Non si capisce, però, se alla guida ci fosse lo stesso ferito o qualcun altro.
Dubbi anche sulla residenza fornita (via sant'Anastasia bis, 31), a fronte del suo domicilio reale nel casello Fs dismesso, a metà strada tra il bivio stradale di Monte San Biagio e la stazione ferroviaria. Ora Pannone è ricoverato nel reparto di ortopedia dell'ospedale «Dono svizzero» di Formia del primario Perlini, con un proiettile entrato nella coscia destra e fermatosi - per l'impatto - contro il femore, con conseguente frattura; di frattura si parla pure per il perone della gamba dello stesso lato destro. La gamba sinistra e la mano dello stesso fianco risultano, invece, colpite di striscio. Gli inquirenti stanno passando in rassegna e interrogando amici e conoscenti di Pannone. C'è tutto un voluminoso «dossier», anche sui precedenti del trentaseienne, dal quale i carabinieri diretti dal cap. Atti stanno ricavando elementi utili per ricostruire la dinamica esatta di quello che è successo tre sere fa. Ieri, a seguito del fermo, a Gaeta, da parte dei carabinieri della locale Stazione, di un quarantacinquenne fondano, trovato in possesso di una pistola giocattolo resa idonea a «offendere» e di quattro bossoli, si era diffusa la convinzione che potesse trattarsi di uno dei feritori; ipotesi rivelatasi subito priva di credibilità.
Indagini minuziose, perciò, dalle quali i carabinieri sono comunque sicuri di giungere a piste «interessanti» che potrebbero riservare sorprese positive per il lavoro degli inquirenti, già nel corso delle prossime ore.
 

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Orazio Ruggieri

10/01/2009

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