72, quella per intenderci della Poron, approvata nel corso del consiglio infuocato del 30 luglio scorso. Durante il consiglio del 29, convocato dall'allora presidente Mario Stradaioli, è stata notificata l'ordinanza del Consiglio di Stato che accoglieva il ricorso dell'ex presidente del consiglio sfiduciato, rimettendo quindi Pio Nicolò sulla poltrona della presidenza del consiglio. Ma l'ordinanza non venne eseguita subito. Stradaioli aveva immediatamente lasciato il posto ma il consiglio è proseguito non solo il 29 ma anche il giorno successivo, sotto la vicepresidenza di Eugenio Campilongo con l'opposizione che è uscita dall'aula per protesta e nonostante la diffida a proseguire scagliata dai banchi dell'assise da Nicolò. Il prefetto Bruno Frattasi scrisse una nota nella quale invitava l'assise a riportare in aula i punti approvati sotto la vicepresidenza di Campilongo; ma nonostante l'invito più volte lanciato da Nicolò, il sindaco si è assunto in una nota tutta la responsabilità degli atti approvati. Forza Italia, però, aveva chiesto alla presidenza di riportare in discussione i punti con una richiesta ufficiale e Nicolò li ha inseriti nell'ordine del giorno del consiglio del 22, poi spostato al 29 dicembre per la crisi politica che ha portato fuori dalla maggioranza il Pd. Ma per mancanza del numero legale non sono stati discussi. E così la vicenda va a finire nelle mani della giustizia amministrativa che dovrà ora decidere se il piano attuativo Poron è legittimo. Il piano nel quartiere Toscanini, prevede una cubatura di circa 150 mila mc per 1200 abitanti equivalenti. Il piano attuativo segue le indicazioni del piano regolatore, non è quindi una variante e basta l'ok del consiglio. «Innanzitutto sono stati fatti due pesi e due misure - spiega Antonio Terra (Lista Forum) - per i punti di quel consiglio. Non tutti eravamo favorevoli per motivi strettamente urbanistici. Poi ovviamente abbiamo sempre contestato la validità degli atti approvati». «Si è avverato quello che temevamo - continua Domenico D'Alessio (Sdi) - Secondo noi quel consiglio andava rinviato e i punti dovevano essere discussi sotto la presidenza di Nicolò. Poi una volta che il danno era stato fatto, avevamo consigliato di riportare i punti in discussione e riapprovarli nel corso di una seduta convocata appositamente quando le delibere erano in pubblicazione e quindi non ancora esecutive. Invece il sindaco ha assunto la responsabilità degli atti approvati. Non abbiamo firmato la richiesta avanzata da FI che chiede la revoca per autotutela perché crediamo che ormai sia troppo tardi. Infatti revocare le delibere è un atto gravissimo che può compromettere gli interessi dei destinatari delle stesse». La discussione della camera di Consiglio è fissata per il 29 gennaio prossimo.
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07/01/2009