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Eleuterio, il Santo giustiziato a 36 anni

Francesco Tetro
Di S.Eleuterio, patrono di Maenza, non si hanno notizie sufficienti a tracciare un profilo biografico. Il suo culto è associato a quello della madre Anzia ed è noto che entrambi furono martirizzati e santificati nel II sec. d. Cr.

Ordinato sacerdote e vescovo sotto il pontificato del siriano Aniceto, papa dal 155 al 166, Eleuterio, per convertire le popolazioni pagane, venne inviato in Illiria dove invece venne imprigionato dai romani e, insieme alla madre, condannato a morte e giustiziato a soli 36 anni. Il culto di S. Eleuterio nel Lazio meridionale è molto antico, spesso confuso con quello di altri Santi che portano lo stesso nome, ben 12, come quello di Sonnino, nativo di Arce e protettore della popolazione contro il morso dei cani rabbiosi e dei serpenti. Nell'Alto Medioevo si diffuse da Roma a Velletri, nell'Agro pontino (in una località prossima a Tres Tabernae sull'Appia, non lontana da Cisterna, gli venne dedicata una chiesa), a Terracina e, appunto, a Maenza. Anche per la sua origine ci sono ipotesi diverse: oltre a quella che fosse nativo di Messina, c'è quella che lo vede della Dalmazia. La stessa incertezza vale anche per il luogo del suo martirio, Roma per alcuni, la Dalmazia per altri. Non è noto come Maenza abbia scelto S.Eleuterio, vescovo e martire come suo patrono; forse bisogna tener conto del movimento delle reliquie dei Santi che alla fine dell'Altomedioevo definì l'intitolazione delle chiese dei nuovi insediamenti legati al fenomeno dell'incastellamento. È infatti a tale epoca che si deve l'urbanizzazione e la fortificazione della propaggine dei Monti Lepini che prima prese il nome di Castrum Magentiae, poi di Maenza. Resta comunque il mistero che il patrono della cittadina lepina non abbia la «sua» casa nel centro storico (la chiesa principale di Maenza è dedicata a S.Maria Assunta), infatti è a due km dal paese, sulla strada per Carpineto, che una piccola chiesa rurale è dedicata al Santo. Il rustico edificio venne probabilmente edificato sui resti di una villa romana o di una tomba, come ben testimoniano il riuso del materiale lapideo, dei frammenti di colonne, capitelli e massi squadrati in travertino e in calcare, oltre la presenza di una interessante iscrizione latina che localizzerebbe sul sito o nei suoi pressi la presenza della tomba realizzata per sé da un personaggio della nota famiglia degli Asinii. Si tratta di una iscrizione databile alla fine del I sec. av. Cr. che cita un Lucio Asinio e la moglie Suestizia, appartenenti alla tribù Ufentina. Così va letto il testo: «Lucio Asinio, figlio di Lucio, della Tribù Ufentina, Cudia, da vivo costruì per se stesso e per Suestizia, figlia di Marco», in cui compare il termine «cudia», riferito all'attività di Lucio Asinio, che di mestiere faceva il battitore o coniatore di monete. L'aspetto della chiesa di S. Eleuterio parebbe riferirsi al XVI-XVII sec., ma le tracce di murature prossime o addossate all'edificio e i frammenti architettonici sparsi tutt'intorno non permettono una esatta ricostruzione del contesto, a meno di uno scavo di tipo archeologico, che potrebbe provare, ad esempio, che l'iscrizione si riferisca ad una tomba lì localizzata e non invece trasportata dal fondo valle, dalla Privernum romana. In occasione della festa del Santo, il 28 maggio, i fedeli in processione seguono la venerata immagine, accompagnando con il fragore dei «botti» il suo antico stendardo per le vie del paese.

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08/12/2008










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