Si è trattato, in pratica, di una misura tecnico-finanziaria, che ha interessato, al momento, solo intenzionalmente, la parte privata della Formia Servizi, in quanto i soci pubblici (Comune di Formia per il 61% e la Camera di Commercio di Latina con il 2%), si sono astenuti, riservandosi di valutare successivamente, nel merito, la manovra. Oltretutto, per quanto concerne la Camera di Commercio, l'Ente ha confermato la volontà di alienare le proprie quote azionarie all'interno della società. L'aumento di capitale si sarebbe, dunque, reso necessario a seguito dell'azzeramento dell'iniziale quota versata ed ammontante a 540 mila euro. Lo sforamento ulteriore di 140 mila euro, sempre per passività, ha comportato - pena il fallimento - la necessità di immettere, al più presto, denaro fresco, per un totale di 640 mila euro, in modo tale da pareggiare la perdita dei 140 mila euro e, nel contempo, ripartire ex novo, con un capitale sociale di 500 mila euro. Al termine della riunione, però, l'assessore comunale al Bilancio, Raffaele Manna, ha tenuto a precisare che «dovrà essere il consiglio comunale di Formia a deliberare in merito alla partecipazione o meno dell'aumento di capitale sociale». Il Comune, infatti, qualora l'assise civica deliberasse a favore della sottoscrizione, dovrebbe sborsare circa 350 mila euro, per il salvataggio della Formia Servizi. Una cifra importante, soprattutto se rapportata ai vincoli derivanti dal patto di stabilità. Ci troviamo di fronte ad una situazione finanziaria della società partecipata che va analizzata in un contesto di discussione generale e di decisioni da adottare, ha aggiunto l'assessore Manna, poichè l'aumento di capitale sociale serve solo a dare ossigeno in un momento di grave crisi economica, ma non risponde ai criteri gestionali di una efficiente struttura imprenditoriale».
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27/11/2008