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La Tia, la tanto contestata tariffa di igiene urbana, non è nient’altro che il frutto di un «pasticcio» fatto dal Comune?
La tariffa che ha «mandato in pensione» la Tarsu, con la quale era stato assicurato ai cittadini che avrebbero speso meno, pagando in base ai rifiuti prodotti e non alla superficie di immobili occupata, è da abolire perché illegale? Tutti interrogativi a cui ora dovrà dare una risposta la commissione tributaria provinciale, a cui un contribuente ha presentato un articolato ricorso contro un avviso di accertamento ricevuto da «Latina Ambiente» e che potrebbe mandare in crisi il sistema. Il ricorrente chiede di annullare l’accertamento, contestando la delibera di consiglio comunale, con cui il 30 maggio 2006 è avvenuto il passaggio dalla Tarsu alla Tia. La delibera in questione viene infatti dichiarata illegittima e incostituzionale, viene denunciata la violazione e la falsa applicazione di ben quattro leggi (con il Decreto legislativo 152/2006 vietato ai Comuni di passare da Tarsu a Tia) e lamentato un eccesso di potere della pubblica amministrazione «per travalicamento delle funzioni attribuite».
Il ricorrente, l’avvocato Luigi D’Aniello, da noi contattato precisa: «Appare incomprensibile, ancor prima che illegittima, l’approvazione di una delibera con la quale il Comune ha deliberato in modo tardivo il passaggio da Tarsu a Tia, in totale spregio quindi di ogni dettato normativo e in palese contrasto con la Costituzione».
Clemente Pistilli
19/11/2008
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