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Roma Capitale, e il Lazio? Idee per una nuova Regione

Avrebbe meritato un pubblico isituzionale di più alto grado il convegno «Roma capitale, e il Lazio?» promosso da Rodolfo Carelli. I lavori avrebbero dovuto essere coordinati dal senatore a vita Giulio Andreotti il quale ha inviato un messaggio di auguri agli organizzatori dolendosi per la sua assenza.

Del resto nell'aula consiliare del Comune di sabaudia non erano presenti neppure Vincenzo Zaccheo ed il presidente della provincia Armando Cusani trattenuti a latina da altri impegni e così è toccato proprio l'ex parlamentare democristiano coordinare le fila dei lavori che aveva per tema lo strapotere di Roma e della sua provincia ormai regione nella regione e per converso la posizione di sudditanza e di emarginazione in cui sono venuti a trovarsi negli ultimi anni le altre quattro province del lazio ed in particolare quelle di Latina e Frosinone. A porgere il saluto di Sabaudia è stato il facente funzione di sindaco maurizio lucci che ha sottolineato la difficoltà ed alla provincia di latina a reperire fondi in gran parte oggi assorbiti da una capitale sempre più egemone. Tra le autorità presenti ieri l'ex presidente della provincia Panizzi: al tavolo dei lavori il presidente del consiglio comunale generale Salvatore Bellassai.
«La proposta di una Regione Lazio del Sud, avanzata tra gli altri dall'ex parlamentare Rodolfo Carelli, che unirebbe le province di Frosinone e Latina - ha affermato Giorgio Pasetto, esponente del Partito Democratico del Lazio - è una fuga in avanti dai dubbi risultati. E' infatti inverosimile che, sulle basi delle loro attuali condizioni socio-economiche, il Parlamento decida di cancellare il Lazio per costituire una Regione del Sud frutto dell'unione delle due province. L'area presa in considerazione - ha spiegato Pasetto - avrebbe una popolazione di poco superiore al milione di abitanti (dati 2007), che la porrebbe al 16esimo posto tra le Regioni italiane, e il suo reddito procapite (dati 2006) sarebbe di poco superiore ai 18mila euro. Ci troveremmo di fronte ad una Regione che, pur disponendo di maggiori risorse dalla riforma federalista dello Stato, dovrebbe assolvere a maggiori funzioni e quindi attingere, come per le altre regioni meridionali, al fondo di perequazione. A ciò si somma - aggiunge Pasetto - oltre al fattore dell'elevata mobilità giornaliera verso Roma, che porrebbe il problema di una politica di trasporto interregionale non agevolata da nuovi confini amministrativi, anche la questione della diversa identità culturale delle due province che andrebbero a comporre la regione del Basso Lazio, e ciò renderebbe complessa l'azione di governo e la sua struttura burocratica. Maturerebbe, insomma - ha detto ancora l'esponente del Pd -, una sorta di bicefalismo nel nuovo ente con il rischio di avere un'area autonoma da un punto di vista amministrativo, ma che potrebbe diventare economicamente troppo debole ed in qualche modo schiacciata dalla presenza delle due aree forti: quella di Roma nel Lazio e di Napoli in Campania». Secondo Pasetto «più che percorrere l'improbabile strada della regionalizzazione sarebbe utile acquisire un impegno continuo della Regione Lazio per il trasferimento di funzioni e personale alle amministrazioni provinciali, promuovendo la crescita della rete infrastrutturale».
Alla proposta scaturita dal convegno ha replicato, con una ntoa, il coordinatore regionale azzurro Alfredo Pallone. «La proposta sulla città metropolitana - afferma Pallone - non farebbe altro che penalizzare tutti i Comuni della Provincia di Roma perché fagocitati in un sistema che ritengo non adatto rispetto alle esigenze del territorio e dei cittadini. Il problema del Basso Lazio oggi emerge ancor più violentemente perché in questi anni non c'è stata da parte di questa maggioranza regionale di sinistra nessun tipo di investimento socio economico: non si stupisca allora Pasetto che si cominci ad ipotizzare la strada del distacco. E' necessaria una vera riforma e la parola chiave è riequilibrio: una proposta che intraprenda la strada dello sviluppo economico del territorio provinciale per risolvere quei disservizi che trasversalmente cittadini di destra e di sinistra continuano a subire e il comparto della mobilità rappresenta solo un esempio tra i tanti che potrei elencare insieme con il turismo e le infrastrutture».

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12/11/2008










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