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Un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa. Un militare del capoluogo pontino, coinvolto in un’inchiesta contro la pedopornografia tramite internet, è stato condannato, ieri mattina, dal giudice per l’udienza preliminare Claudia Dentato.
A novembre 2004, quando la Procura della Repubblica di Venezia fece scattare l’operazione «Canalgrande», un blitz partito dalle indagini della polizia postale del Veneto e che coinvolse 65 paesi del mondo, il primo intervento così vasto contro lo scambio di immagini pornografiche di minori sul web, a Latina venne perquisito il militare. Al 40enne vennero sequestrati il computer e dei supporti informatici. Era la prima fase di «Canalgrande», a cui nei mesi successivi seguirono altri due blitz. Il militare è finito con un’accusa di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Davanti al giudice Dentato è emerso che le prime indagini sull’imputato scattarono dopo un convegno tra forze di polizia a Lione, quando i norvegesi consegnarono ai colleghi italiani dei dvd, su scambi di materiale «proibito» sulla rete internet. In aula il difensore del 40enne, l’avvocato Giorgio Granato, ha sostenuto l’inutilizzabilità di una simile prova circa la diffusione delle immagini - cinque foto per l’esattezza - e sottolineato che sul computer del suo assistito non era stato trovato alcun file compromettente. Il pm Gregorio Capasso, evidenziando che immagini pedopornografiche erano però spuntate fuori dai cd sequestrati all’imputato, ha chiesto per quest’ultimo due anni di reclusione. La condanna è stata di dieci mesi inferiore.
Clemente Pistilli
01/11/2008
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