Nonostante la Corte d'Assise del tribunale di Latina, ieri mattina, abbia accolto la richiesta degli avvocati difensori Maria Belli e Adriana Anzeloni, di derubricare il capo di imputazione da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, la condanna è stata esemplare, considerando che quella massima per questo tipo di reato è di 18 anni. Il pubblico ministero Raffaella De Pasquale aveva chiesto 20 anni di reclusione.
Il giovane rumeno, estremamente composto in aula, ha mantenuto la calma quando l'interprete gli ha tradotto la sentenza.
Lacrime amare hanno bagnato, invece, le guance della madre del ragazzo, che ha sempre pensato che Minea non volesse uccidere.
Quella sera, secondo le indagini, Daniel Dimitru sarebbe entrato nel bar e avrebbe iniziato a infastidire i presenti. Per questo la proprietaria avrebbe chiesto ai suoi connazionali di portarlo via. Fuori da locale, però, era scoppiata una rissa e Minea avrebbe colpito più volte il 25enne, fino a farlo cadere a terra. Poi sarebbe scappato. Il giorno seguente, dopo aver saputo della morte del giovane si era costituito. Il processo era iniziato il 23 settembre scorso, quando molti testimoni erano stati esaminati. Il medico legale, in particolare, aveva sostenuto che il ragazzo sarebbe stato ucciso da un colpo alla testa da distanza ravvicinata.
Nessuna bottiglia trovata nel piazzale era, però, sporca di sangue. Minea aveva dichiarato, nell'udienza successiva, di aver colpito il connazionale solo con i pugni e non con una bottiglia. Il 17 ottobre scorso la Corte d'Assise, si era spostata a Sezze per un sopralluogo, per chiarire gli ultimi dubbi soprattutto sulla posizione in cui era stato ritrovato il cadavere.
Si attendono ora le motivazioni della sentenza. La difesa ricorrerà in appello, come farà, probabilmente anche il pm, convinta che si tratti di omicidio volontario.
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28/10/2008