Stavolta lo scenario è quello incorniciato dagli ulivi del parco Vigna La Corte, che questa sera dalle 21:00 farà da quinta naturale allo spettacolo organizzato dall'Ente Parco Nazionale del Circeo in collaborazione con il Comune di San Felice Circeo e con il contributo dell'ARP Lazio.
In Assolo la solitudine ironica e tagliente ma anche brillante, amara e drammatica di una donna abbandonata dal marito si trasforma in drammaturgia.
«Teresa - spiega Elisabetta - si ritrova sola in una casa che diventa l'unica superstite di un sogno d'amore infranto. Il suo grande sforzo sarà di riuscire a svincolarsi dalle seducenti corde del passato che la tengono ancora legata e le impediscono di camminare. Ecco allora che attraverso un oggetto, un odore, un'immagine, la protagonista narra a voce alta le cose, se stessa, il suo rapporto con gli uomini. Con velata ironia, in un gioco scenico pungente, irresistibile, narra un mondo in cui ha dato e ha preso. Ma non sempre il bilancio è pari».
Autobiografico? «No! assolutamente», esclama Elisabetta. Più che di cronache di quotidiana delusione, la sua è una lettura profonda e consapevole di percorsi dell'anima, una riflessione su dinamiche umane tradotte dall'arte. Che tocca anche cordo 'sonore'. Un titolo musicale, infatti. Sottotitolato: atto unico per una donna. «E' un momento dedicato a lei, al mondo femminile. Alle paure che a volte lo abitano.»
Una ideal-storia. «Teresa, protagonista inconsolabile, è infatti anche l'emblema di tutti glòi amori spezzati, di quella struggente nostalgia per qualcosa che è stato e non può essere più. Di un mondo dove tutti possiamo ritrovarci perchè centrale è il tema dell'amore: un mondo dove tutti noi siamo stati almeno una volta».
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12/08/2008