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Gite d'estate? L'itinerario dei «misteri»

Francesca Balestrieri
E se le gite estive prevedessero scenari...da brivido? Castelli, case abbandonate e strade deserte, provate a passarci di notte. Potreste sentirvi in compagnia dei fantasmi. Cittadine, borghi e viuzze semi-sconosciuti della provincia pontina racchiudono scenari misteriosi, più che altro legati a leggende che a fatti concreti (non è vero ma ci credo.

.) L'antica sinagoga a Fondi, ad esempio, secondo l'immaginario collettivo sarebbe popolato di fantasmi e con una misteriosa storia alle spalle, tanto che ancora oggi è impossibile portare alla luce la verità sulle sue origini. Si tratta in realtà di una villa piuttosto elegante, e a noi che agli spettri crediamo poco, non dispiacerebbe mica esserne i proprietari. È stata costruita nella parte più antica di Fondi, in via Riccardo dell'Aquila, dove sorge l'antico borgo medievale che oggi prende il nome di Giudea, dal momento che nel luogo si stanziò una comunità ebrea al tempo della diaspora spagnola. Anni fa un gruppo di studiosi di architettura individuò la sinagoga nel quartiere ebraico e non per mezzo di documenti storici ma grazie alla tradizione orale e ad alcuni «strani» vuoti storici. Alcuni studi avrebbero portato alla luce agghiaccianti storie che si sarebbero consumate in quella casa: al suo interno, si narra, furono trucidati briganti, assassinati innocenti e bambini. E forse vi morirono anche molti ebrei quando si diffuse la malaria.
Ma Fondi sarebbe una città amata dai fantasmi: il casotto Rosso è un incrocio molto trafficato del centro dove sorge un edificio che un tempo veniva utilizzato come casa cantoniera e che ora è abbandonato e fatiscente. Sono molte le persone che dicono di aver vissuto qui esperienze inquietanti: le manifestazioni più ricorrenti sarebbero quelle che si presenterebbero sotto forma di un grosso cane bianco con gli occhi di fuoco, che spaventerebbe gli automobilisti ponendosi impassibile davanti le auto in transito. C'è di più: in questa zona vagherebbero senza pace anche figure umane. Si presume che qui ci sia stato un gran numero di vittime nell'ultima guerra, vittime che non hanno trovato ancora sepoltura.
Apparizione di anime senza pace si verificherebbero anche sulla strada di montagna che collega Fondi ad Itri (via Padovani): in questo tratto, secondo alcuni racconti, si verificherebbe l'apparizione di un vecchio pastore che molti anni fa era stato investito con il suo gregge. Si dice che questa apparizione spaventi gli automobilisti soprattutto intorno alle 5 del mattino (ora in cui è stato ucciso) e che si manifesti apparendo prima in un tratto e poi subito più avanti. Non sarebbe l'unica strada popolata di fantasmi: la strada provinciale che collega Latina a Campoleone sarebbe «abitata» dalle anime di coloro che, morti per ergastolo nel carcere di Velletri, non hanno mai trovato riposo eterno.
Non volendo rimanere sole per l'eternità entrerebbero nell'auto di ignari passeggeri apparendo all'improvviso e tentando di far sbandare gli automobilisti.
Storie di omicidi, suicidi e morti orribili si sarebbero verificate, nel corso dei secoli anche a Sermoneta. Al secondo piano dell'antica «Torre dell'Acquaputrida», in via Romana Vecchia, sorge l'orribile prigione che fu la sofferenza e la fine di molte sventurate vittime. Alcuni, che si sono avventurati sulla Torre dopo il tramonto, dicono di averla lasciata precipitosamente: tonfi, fruscii, venti gelidi e luci misteriose, sono i fenomeni che alimentano la leggenda della «Signora della Torre». Ancora oggi, nelle fredde e lunghe sere invernali si raccontano le apparizioni di questa bellissima donna, che per un amore illecito, rinchiusa nella Torre, vi morì ed il suo corpo gettato nelle acque della palude.
Un amore impossibile che portò alla morte fu vissuta anche dalla principessa Ninfa, figlia di un re che desiderava ardentemente liberare il suo regno dalla palude. Convocò i re confinanti: Martino, buono e saggio, e Moro, malvagio e privo di scrupoli. Colui che avesse salvato la sua terra avrebbe avuto il sposa la figlia. A vincere fu il cattivo Moro e Ninfa, pur di non darsi in sposa al re, si uccide gettandosi dalla torre più alta del castello di Ninfa nel laghetto sottostante. Diventa così lo spettro del lago che di notte si intravede ballare, confondendosi con la vegetazione lacustre.
A Cisterna invece si narra di una splendida donna, Giselda, che nel XIV secolo visse nel castello Fragipane, che apparteneva al nonno. Era una donna stupenda: non c'era uomo che potesse resisterle. La sua camera da letto era sempre frequentata da focosi amanti. Giselda andò in sposa ad un giovane nobile, ma la sua dote libertina tornò presto a galla, scappò in una casa vicina, dove continuò a ricevere i suoi amanti.
Ancora oggi, nelle notti più belle, Giselda continua ad esercitare l'arte della seduzione. Si narra che il suo fantasma appaia nei pressi del castello. Tanti sono quelli che dicono di averla vista e di aver apprezzato la sua «ars amatoria».

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03/08/2008










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