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Il commento

lo sviluppo non si può improvvisare

Anche l'ampliamento di un porto come quello di Gaeta può diventare un problema per questa provincia.
Come ogni opera pubblica di una qualche consistenza, l'intervento sul territorio comporta modifiche tali da scontentare per forza una delle parti in causa.

E' così per gli svincoli della nuova «156» figuariamoci se non lo può essere per il porto di Gaeta. Il punto è un altro.
Da noi la programmazione è parola talmente sconosciuta che a dominare è l'iniaziativa singola, senza raccordo né adeguata pianificazione. Latina vuole fare il porto e Sabaudia urla per paura dell'erosione; Gaeta vuole ampliare il suo di porto e Formia sbraita per la riduzione dei suoi spazi. Senza pensare, ad esempio, che le merci e tir in più che l'aumento del traffico commerciale sulle acque di Gaeta comporterà, non avranno sbocchi nuovi sulla terraferma, andando ad intasare ulteriormente il budello di strade antiquate e pericolose che tagliano il territorio provinciale. Progettare un porto, uno sviluppo commerciale significa inserirlo in un più ampio contesto di pianificazione della mobilità e della crescita infrastrutturale di un territorio, costretto ivece alla mortificazione da piccole guerre di bottega per contendersi un fazzoletto di mare da adibire alla itticoltura.
E' il trionfo della improvvisazione e della precarietà che vanno a braccetto con la demagogia e il clientelismo, terreni privilegiati di infiltrazione per la creiminalità organizzata.

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18/07/2008










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