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Fabio Benvenuti I commercianti di Latina pagheranno la ...

Fabio Benvenuti
I commercianti di Latina pagheranno la prima rata delle maxi bollette sui rifiuti appena ricevute per poi valutare i successivi passi, chiedendo al sindaco Zaccheo di rivedere alcuni criteri per l'applicazione delle tariffe. E' quanto emerso ieri pomeriggio dalla affollata riunione degli aderenti a Confcommercio.

Presenti circa 180 operatori, tra cui il presidente degli ambulanti, il rappresentante degli ottici, dei commercianti di Latina Scalo e del lido. A rispondere alle domande degli operatori, oltre al presidente provinciale di Confcommercio Italo Di Cocco, anche il prof. Stefano Proietti, docente di Diritto del lavoro, e il legale dell'associazione, l'avv Cerchione. I comnercianti hanno manifestato la loro rabbia per bollette esorbitanti (con casi clamorosi tra 60 e 80mila euro) anche se è stato deciso di pagare la prima rata e studiare, intanto, altre azioni. «Confidiamo nell'incontro che avremo venerdì 18 con il sindaco - ha detto Di Cocco - Chiederemo di bloccare la quota da pagare del 2006 e soprattutto di rivedere i criteri. Ci devono spiegare, ad esempio, perché un pub paga 18 euro a mq e una birreria la metà, e altri casi ancora».
Intanto le bollette arrivate a domicilio riservano altre sorpeese negative. Sul foglio accompagnatorio inviato dalla Latina Ambiente ci sarebbero macroscopiche imperfezioni che paralizzano il diritto di difesa del cittadino. Infatti, tutti gli utenti che si sono visti recapitare una fattura poco chiara o errata, stando a quanto riportato sul foglio di accompagnamento, potrerebbero impugnare la fattura medesima attraverso un ricorso alle Commissioni Tributarie "entro 60 giorni dalla notificazione". Questa procedura indicata dalla Latina Ambiente sarebbe, invece, illegittima oltre che fuorivante per i cittadini, dal momento che il decreto legislativo che disciplina il processo tributario, non contempla la fattura come oggetto di cognizione delle Commissioni tributarie. Come chiarisce l'avv. Raffaele Scirè, esperto di T.I.A. «l'art. 19 del D.Lgs.546/92 elenca tassativamente gli atti impugnabili alle Commissioni e dispone che il ricorso può essere proposto avverso ogni atto per cui la legge ne prevede espressamente l'impugnabilità, secondo il principio della tipicità degli atti amministrativi». Secondo il noto tributarista «la fattura non solo non è inserita nel suddetto elenco ma nessuna norma di legge ne ha mai disposto l'impugnazione alle Commissioni tributarie». Dunque, il problema è che quanto riportato dai funzionari della Latina Ambiente, non solo denoterebbe scarsa conoscenza della materia ma impedirebbe ai cittadini di potere ricorrere contro eventuali atti successivi alla fattura non contestata o, viceversa, li costringerebbe a presentare ricorsi inammissibili con la beffa dell'inutile costo delle spese processuali. «L'eventuale contestazione circa la correttezza del contenuto della fattura - aggiunge Scirè - potrebbe farsi valere ricorrendo alle Commissioni tributarie contro la relativa ingiunzione fiscale o la cartella esattoriale successive alla fattura. Inoltre, è disarmante leggere che la fattura è impugnabile entro 60 giorni dalla notifica, quando l'atto contabile è stato inviato ai destinatari attraverso la posta ordinaria».

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17/07/2008










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