Tutt'altro.
La città ha già pagato prezzi salatissimi quando il potere pubblico ha abdicato non solo al suo ruolo di regista ed architetto di un equilibrato sviluppo, ma anche a quello di controllore e puntuale nostromo in grado di correggere la rotta della barca. E' la buia fotografia di quanto accaduto nel capoluogo soprattutto negli anni settanta e ottanta, con la città messa a sacco dai alcuni costruttori ed il potere pubblico ad assistere impotente, quando non complice e connivente, agli arbitri e alle brutture dei privati. Il risultato più eclatante di questa deriva è stato il disordine urbanistico dei quartieri nuovi, il «prendi e fiuggi» dei consorzi edilizi che appena posato l'ultimo mattone hanno incassato e tagliato la corda senza realizzare le previste opere di urbanizzazione. Un pesante fardello che ancora oggi la città paga in termini economici e di crescita sociale distorta. Errori che non è ammesso ripetere: al privato spetta investire, realizzare, costruire, al pubblico curare gli interessi collettivi. Ognuno al proprio posto. La tentazione è forte, lo sappiamo, ma il futuro della città merita una pianificazione lontana dalle speculazione e dagli orrori del passato. A guadagnarci saremo tutti, non solo i soliti privati.
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17/07/2008