Ecco fra tutti il nome di Giorgio Bassani che da Ninfa, è lui stesso ad ammetterlo, trasse ispirazione per il suo «Giardino dei Finzi Contini», quello di Elena Croce, la nipote del grande filosofo, quello di Giuseppe Ungaretti, etc. Ma non si possono tralasciare i nomi di scrittori, di storici, di poeti e saggisti come Riccardo Bacchelli, Anna Banti, Pietro Citati, Libero De Libero, Elsa Dallolio, Franco Fortini, Luciana Frezza, Anita Fazzini, Natalia Ginzburg, Enrico Galassi, Niccolò Gallo, Alberto Moravia, Iris Origo, Guglielmo Petroni, Aldo Palazzeschi, Giorgio Petrocchi, Vasco Pratolini, Umberto Saba, Ignazio Silone; e quello degli editori Giulio Einaudi, Livio Garzanti, Arnoldo Mondadori, Riccardo Ricciardi e Alberto Tallone, o dei politici come Giorgio Amendola, Gaetano Salvemini e Giuseppe Saragat, o ancora quelli degli artisti come Giorgio Morandi, Pericle Fazzini, Gino Severini e Mario Schifano, o infine degli storici dell'arte della levatura di Cesare Brandi, Lionello Venturi, e più vicino a noi di Angiola Romanini che tanto si dedicò all'architettura gotica dell'esteso feudo Caetani.
Ma Ninfa è stata anche un luogo segreto, ove era possibile celare i prigionieri austriaci della prima guerra mondiale, o dare rifugio (e questo ovviamente era pericolosissimo per i proprietari) a molti rappresentanti della resistenza, non ultimo a Peter Tomkins, la famosa spia americana (carissimo amico del principe Camillo, morto durante il 2° conflitto mondiale in Albania), che fino alla sua recente scomparsa era addirittura affittuario della Fondazione. Via via che il giardino cresceva di rigoglio, di iniziative culturali, di fascino, soprattutto per il mondo anglosassone, da cui culturalmenmte dipendeva la sua stessa esistenza e il suo progetto originario, si apriva anche ad un altro pubblico, quello dei protagonisti del complesso mondo della tutela ambientale, al quale di fatto si deve la divulgazione della esistenza di un simile tesoro al mondo scientifico, celato fino ad allora ai più che vi abitavano intorno; ecco pertanto i nomi dei primi architetti paesaggisti italiani, da Leonardo Benevolo ad Antonio Cederna, a Italo Insolera, a Fulco Pratesi.
Ma è all'istituzione della Fondazione «Roffredo Caetani» e al silenzioso fare di Lelia Caetani (la principessa, soprattutto dopo la morte della madre Marguerite, affidò anche alla pittura il compito di toccare la sensibilità di un altro pubblico, con i suoi «pensieri dipinti», come possono essere definiti i suoi quadri) che si deve l'apertura dei «Giardini di Ninfa» anche ad un pubblico più ampio.
Come non ricordare le frequenti visite e soggiorni dei musicisti di fama mondiale come Nikita Magalof, il pianista che quando teneva i suoi concerti a Roma amava sogiornare a Ninfa per provare sulla tastiera del pianoforte di Listz che ancora è custodito nel salone principale della storica residenza, e come Charles Rosen, l'ultimo dei pianisti romantici che, a cura della Fonè, registrò proprio a Ninfa musiche di Mozart e incise un prezioso cd. Come non ricordare i molti premi Nobel che visitarono il complesso, totalmente in incognito, e che, riconosciuti in fila in attesa del loro turno per la visita guidata, risposero che erano come gli altri ed avevano pagato il biglietto. Un pubblico dunque non consumista, un pubblico naturalmente selezionato grazie ad una sintonia di interessià. Il giardino ha però anche un fascino aggiunto, quello che si riferisce a chi vi ha abitato, a chi ne è stato ospite, seppur fugacemente, o a chi ama descriverne anche la storia più intima, come fa da sempre il suo direttore Lauro Marchetti. Tutti indistintamente hanno avuto la stessa opportunità di straniamento rispetto ai rumori, di ascolto della voce della natura, del suo «assordante silenzio», spezzato solo dal canto rassicurato degli uccelli. E di questo pubblico esiste un album in cui ognuno degli ospiti ha voluto appuntare la sua firma o un suo commento e la data dell'appuntamento speciale con il luogo. Ecco allora i Capi di Stato sfilare su questa imprevista passerella naturale (Giuseppe Saragat, Alessandro Pertini) e i politici come Aldo Moro che, più volte, dalla sua vacanza terracinese amava rivedere Ninfa, o i Reali superstiti al cambiamento epocale del XX secolo (fra tutti si citano la Regina Madre d'Inghilterra, re Costantino di Grecia, re Gustavo di Svezia e re Juan Carlos di Spagna che amava arrivare a Ninfa in incognito e in moto). A due sono le due figure che meglio rappresentano questa qualificata e familiare presenza, Paola Ruffo di Calabria (poi moglie del re Alberto di Liegi) e Lady Diana d'Inghilterra, le bellissime principesse, ormai entrate nel mito. Ecco Ninfa scelta infine come location di films e di pubblicità, come l'ormai lontano film di cappa e spada (girato anche a Sermoneta e nei Casali cinquecenteschi edificati ai suoi piedi) con la bellissima Rossana Podestà e Amedeo Nazzari, l'ultimo e suggestivo «Seta», ispirato al romanzo di Alessandro Baricco, o le splendide fotografie che Fabrizio Ferri ha dedicato al tema della maternità e ad una madre eccezionalmente bella com'è Monica Bellucci. È possibile visitare Ninfa con prenotazione telefonando allo 0773/354241 oppure 0773/632231.
Vai alla homepage
06/07/2008