Proprio sull'aspetto che aveva rassicurato la maggior parte degli ex operai dello stabilimento che stanno ancora lottando contro un tumore e le famiglie di quanti sono rimasti vittime della malattia, ovvero quello di una provvisionale di 40-50mila euro immediatamente esecutiva, sorge un dubbio, legato al fatto che la decisione del giudice del tribunale di Latina potrebbe ora essere congelata da un ricorso in Appello degli imputati condannati, iniziativa che ieri era nell'aria.
Ma risarcimenti a parte, esaminando a fondo la sentenza che ha portato a una condanna dei nove ex funzionari e dirigenti a complessivi venti anni di reclusione, non si può non rilevare che nessuno degli imputati, anche se la sentenza dovesse diventare definitiva e grazie soprattutto all'indulto, rischia di scontare di essere privato della libertà. Il giudice Parasporo ha considerato reale il nesso di causalità tra le condizioni di lavoro e le patologie di cui sono rimasti vittime gli operai solo in tredici casi e per due ha pronunciato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Per diciotto lavoratori il magistrato ha assolto gli imputati e lo ha fatto in larga parte con la motivazione che il fatto non sussiste. «Ciò non consente - specifica l'avvocato difensore Corrado De Simone - l'esercizio dell'azione risarcitoria in sede civile. Effetti più negativi per le costituite parti civili non potevano dunque discendere dal processo penale».
Mentre il sostituto procuratore Gregorio Capasso pensa ad un secondo processo, per altri casi di tumori sospetti tra gli operai «Goodyear», quanto sta emergendo suono come un'ulteriore doccia fredda per i lavoratori.
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03/07/2008