Erano le 14.30 di ieri quando, tra un caldo opprimente e molti curiosi che riempivano i corridoi del tribunale di Latina, il giudice per l'udienza preliminare Tiziana Coccoluto è entrata in aula per leggere la sentenza. Ieri mattina le parti avevano effettuato delle brevi repliche e, dopo quattro ore di camera di consiglio, al giudice sono bastati pochi minuti per leggere il dispositivo.
Calin Cazan è stato condannato a trenta anni di reclusione. Il romeno era stato catturato a Zagabria, dove si giustificò dicendo di non sapere di essere colpito da un ordinanza di custodia cautelare, ed aveva già dei precedenti. Il gup Coccoluto non gli ha riconosciuto le attenuanti generiche ed ha considerato le aggravanti in continuazione con la pena dell'omicidio volontario.
Le attenuanti sono state invece riconosciute al giovane Hristea, incensurato, estradato dala Romania, dove aveva fatto ritorno, e sottopostosi volontariamente a più interrogatori davanti al magistrato inquirente. Per quest'ultimo il giudice ha optato per una condanna a diciotto anni di reclusione.
Nell'udienza del 16 giugno scorso, nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Olimpia Monaco aveva chiesto l'ergastolo per Cazan e venti anni di reclusione per Hristea.
Il pm, titolare dell'inchiesta, sfruttando tanto le indagini scientifiche quanto quelle tradizionali, fatte di testimonianze e riscontri, insieme ai carabinieri è riuscita a risalire all'identità dei due romeni quando sembrava ormai un'impresa disperata dare un nome a chi era entrato nell'appartamento di via Cesare Battisti la notte del delitto. I due imputati, accusati di omicidio, rapina e lesioni, hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato, allo stato degli atti, saltando il dibattimento ma potendo beneficiare di un sconto fino a un terzo della pena. Se a Cazan fosse stato dato l'ergastolo avrebbe schivato in tal modo solo l'isolamento diurno.
Un omicidio compiuto con una particolare brutalità e che aveva portato, sempre nella requisitoria, ricostruendo le fasi del delitto e le indagini, il pm a parlare di «ferocia bestiale».
Il giudice ha optato per una condanna a trenta anni di reclusione e una a diciotto, che motiverà entro novanta giorni.
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02/07/2008